Martedì 2 Marzo 2021
Ti trovi nella Sezione:
NON TUTTI SANNO CHE...

  Accidia
  Accolito
  Agāpe
  Agorā
  Alleanza
  Ambone
  Amen
  Amitto
  Anatema
  Anello Piscatorio o del Pescatore
  Angoscia
  Animetta
  Anna
  Anziani del Popolo
  Apocalisse
  Apocrifo
  Apostasia
  Bestemmia
  Blasfemo
  Breviario
  Caifa
  Camice
  Caritā
  Cero Pasquale
  Cingolo
  Classe Sacerdotale
  Concilio
  Consacrazione
  Corpo Mistico
  Cupidigia
  Diritto Canonico
  Edonismo
  Escatologia
  Farisei
  Fico
  Filocalia
  Forma Ipostatica
  Fornicazione
  Gamaliele
  Gentili
  Gerarchia della Santa Chiesa - Cattolica Apostolica Romana
  Giuseppe d'Arimatea
  Immistione
  Implosione
  Inabitazione
  Invidia
  Involuzione
  Issopo
  Lectio Divina
  Liturgia
  Liturgia delle Ore
  Lussuria
  Malco
  Manipolo
Manna
  Maranā tha
  Martire
  Metropolita
  Mirra
  Mitria
  Moab
  Moab (Valle di)
  Non Serviam
  Offertorio
  Omelia
  Omossessualitā
  Ostia
  Parascčve
  Parusia
  Pisside
  Preghiera
  Quaresima
  Ruah
  Sadducei
  Sala delle riunioni
  Scheol
  Scribi
  Seguenza
  Sgabello
  Shoah
  Sichem
  Sincretismo
  Sinedrio
  Speranza
  Spirito Santo
  Temperanza
  Tradizione
  Transustanziazione
  Ufficio Divino
  Usura
  Vangelo
  Vaso di Pandora
  Velo omerale
  Viatico
Non tutti sanno che Manna

Manna: Parola che in Greco significa “piccolo grano”.
In Ebraico, si esprime in questo termine: “Cos’è quello?”.

Da ciò, è diventata, poi, il suo vero nome ebraico, in seguito al fatto che gli Ebrei, quando la videro la prima volta, si posero la suddetta domanda.
I Figli di Israele chiamarono quel cibo “manna”, elemento resinoso, come una rugiada e simile al seme di coriandolo, il quale ha fiori bianchi e sapore di una focaccia con il miele.

La parola “manna” la troviamo nella Sacra Bibbia, dal Libro dell’Esodo (Es. 16,1-36 § Nm. 11,4-9) al Salterio (Sal. 78,23-25 culto, preghiere e riti); dal Vangelo di Giovanni (Gv. 6,48-58) al Libro dell’Apocalisse (Ap. 2,17); nel Profeta Neemia (9,20); in San Paolo, nella Lettera agli Ebrei (Eb. 9,4); nel Deuteronomio (Dt. 8,3).

Nella settima tappa dell’itinerario o dell’Esodo del Popolo Ebraico dall’Egitto fino alla terra di Canaan, la apparve agli Ebrei, per la prima volta, nel Deserto di Sin, a sud-ovest del Mar Rosso.
Il Popolo d’Israele si sfamò, durante il suo peregrinare nel deserto, mangiando, per quarant’anni, la “manna”: questo cibo scendeva dal cielo, per Volontà di Dio, ogni notte, eccetto il sabato, intorno all’accampamento israelita.
Appena si faceva giorno, ogni individuo ne raccoglieva quanta era necessaria per l’alimentazione di una giornata.
Il Venerdì, la razione era doppia, in vista del giorno dopo, Festa del Signore, che era il Sabato; poi quando il Sole incominciava a scaldare il suolo, la “manna” restante si fondeva.
Se qualcuno aveva la pretesa di conservarne una certa quantità per il giorno dopo, questa si riempiva di vermi e imputridiva.
Quest’ultima affermazione ci fa capire come la Provvidenza che emana da Dio è ben calcolata, deve essere alimentata ed accolta come tale da chi si “nutre” di vera Fede.

Gesù Cristo, nel Vangelo di San Giovanni Apostolo ed Evangelista, si confronta con la “manna”, dicendo ai Giudei:
“Io sono il pane della vita.
I vostri Padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane (riferendosi a Sé Stesso) che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.
Se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno e il pane che Io darò è la mia Carne, per la vita del Mondo” (Gv. 6,48-51).