Mercoledì 19 Dicembre 2018
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Profeti

IL PROFETA… CHI È?

Il termine “Profeta” proviene dal greco ed è colui che “parla in luogo di un altro”.
In ebraico troviamo termini descrittivi che stanno a significare: “nunzio o interprete – messaggero o portavoce – veggente – spettatore – uomo e servo di Dio”.
In arabo (naba) corrisponde ad “annunciatore”.
In etiopico è un termine che esprime l’idea di “parlatore”.
Quindi, possiamo concludere, nel caso che stiamo trattando, che il “Profeta” è colui che predice ed annuncia le cose future, è il portavoce della parola di Dio, in tempi e luoghi diversi, suffragato, avvalorato dai doni che il Signore stesso gli concede, affinché la Sua parola, la Sua Volontà, il Suo disegno siano conosciuti, meditati ed attuati per il bene dell’Umanità.


Nell’Antico Testamento troviamo numerosi “Profeti”, di ogni classe sociale:

uomini… tanti,
donne… come Debora,
lavoratori della terra… come Eliseo,
pastori… come Amos,
nobili… come Isaia,
sacerdoti… come Geremia,
eccetera., eccetera.

Ciascuno con i suoi carismi e con i suoi compiti.
Ognuno di loro è stato un autentico “portavoce di Dio” in Terra, in quel determinato periodo in cui è vissuto.
Sono stati i migliori rappresentanti dello “yahwismo”, ovvero di Dio, salvando, più volte, il Popolo d'Israele dalla minaccia che incombeva su di loro e che era quella mescolanza di dottrine religiose o filosofie di origine diversa, in un nuovo sistema o in una terra o regione come è stata quella di Canaan, situata sulla fascia costiera e che comprendeva, grosso modo, il territorio attuale di Libano, Israele e parti di Siria e Giordania.

Quindi possiamo ben dedurre, affermare e confermare il fatto che Dio non ci ha mai lasciati soli, anche in questo particolare contesto della storia umana.


Non solo nel Vecchio, ma anche nel Nuovo Testamento sono citati dei nuovi Profeti:

San Giovanni Battista,
la Profetessa Anna,
il Sacerdote Simeone, quando Gesù fu presentato al Tempio.
Lo stesso Gesù è presentato come il Profeta al di sopra di tutti loro, in quanto Figlio di Dio.

San Tommaso d’Aquino afferma che la Profezia è un “Carisma”: questo implica che dipende solo dalla eccezionale “comunicazione divina”.


Nella storia di Israele, apparvero due tipi di Profeti:

quello volontario – che si fece strada, volontariamente, per portare un messaggio divino, giocando sulla credulità del popolo e per soddisfare, soprattutto, le sue passioni;
quello vero – che si contrappose a quello volontario.

Il vero Profeta, nelle Sacre Scritture, si distinse per la missione ingrata che Dio gli diede, lottando in primo luogo contro la sua stessa volontà e, in seguito, scontrandosi con la mentalità materialistica del popolo, del mondo politico e di quello religioso.

Il carisma profetico, teologicamente considerato, “non suppone la grazia santificante” del soggetto e non necessita nessuna particolare preparazione per esercitarla, bensì è una grazia “gratis data”, una concessione eccezionale e, dato il carattere carismatico del dono profetico, ne deriva che la comunicazione divina è transitoria.

La garanzia del vero Profeta sta nell’altissimo ideale etico-religioso:

eseguire la Volontà Divina,
manifestare umiltà e onestà,
seguire e applicare i buoni costumi,
tutto ciò che è veramente autentico.

Tutte queste qualità sono ottime prerogative e garanzie in colui che esercita il dono stesso della Profezia.
La stessa regola o garanzia è valida anche per i nostri tempi: sono pochissimi, oggigiorno, i veri Profeti, Carismatici e Mistici che vivono e mettono in pratica la parola di Dio.


Vi sono stati Profeti “oratori” – come Aronne, Maria, sorella di Mosè – Debora.
Profeti del periodo “pre-esilio” - come Amos, Osea.
Profeti del periodo “dell’esilio” – come Ezechiele.
Profeti del periodo “della restaurazione” - a partire dalla dominazione di Ciro per finire a quella di Carlo Magno.
Profeti del periodo “ellenistico” - ovvero della diffusione della civiltà greca nel Mondo.
Profeti delle “correnti mistiche e messianiche”.
Profeti chiamati direttamente da Dio.
A
ltri, invece, per circostanze storiche, dall’intervento di un altro Profeta, come nel caso di Giosuè da parte di Mosè e di Eliseo per opera di Elia.
Profeti per vocazione diretta furono: Amos – Isaia – Geremia – Ezechiele.

Come avete potuto notare, nel tempo, Dio ha collocato sempre delle “pietre miliari” lungo la strada che porta a Lui, alla sua Conoscenza, alle sue Leggi, alla sua Onnipotenza: noi dovremmo ascoltare, vedere, discernere, accettare se è bene, diffondere e mettere in pratica le “Verità”, per il nostro bene e per quello altrui. Questa è la “Via” che piace al Signore.

Oggigiorno non si parla più di “Profeti”, bensì di “Carismatici o Mistici” e, come allora, ognuno di questi ha compiti che Dio elargisce insieme ai vari doni, fermo restando che siano autentici “Carismatici” e non cialtroni o millantatori, che agiscono sulla buona fede di certi Cristiani che, purtroppo, non sono, il più delle volte, preparati teologicamente o dottrinalmente.
I veri Profeti di allora sentivano dentro di sé quella forza prorompente di Dio che spingeva loro, anche se tante volte era scomodo per il loro carattere e temperamento, a parlare alle genti, con il “fuoco” del Signore nelle membra, come ebbe a dire il timido Geremia a Dio stesso.

Se noi Cristiani conoscessimo, almeno superficialmente, la Sacra Bibbia, molti “pseudo-Carismatici” di oggi, sicuramente, andrebbero a “coltivare la terra”, a fare attività più confacenti alle necessità “del mercato del lavoro” nella società stessa e, così facendo, non disperderebbero il “gregge” del Signore.

Credere ad "un Profeta o ad un Carismatico", come pure a chi ha “doni mistici”, non è “Dogma della Chiesa Cattolica Romana”, come non è “Dogma della Chiesa” credere alle varie “apparizioni”, anche se avallate dal Chiesa stessa.


La Sacra Bibbia, sappiatelo, è:

il “Libro della Sapienza”,
è il “Vocabolario” in cui troviamo ogni spiegazione,
è il “Vero Testamento” che non ha bisogno di “notaio”,
è il “Best Seller – il Libro di successo” che noi Cristiani possiamo andar fieri di averlo in casa, di conoscerlo, di leggerlo e di mettere in pratica ciò che vi è contenuto, s’intende.


Sforziamoci di leggere, ogni giorno, un brano delle Sacre Scritture in esse contenute e meditiamolo:

avremo modo di constatare che molte risposte le troveremo “a costo zero” e il “giogo” giornaliero sarà sempre meno pesante.

Piero FIORE