Domenica 21 Aprile 2019
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PROFETI

Amos
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Profeti Amos Amos... Un Profeta Pastore!

AMOS…

UN PROFETA PASTORE!

 

Amos è il terzo dei dodici "Profeti Minori”.

Esercitò il suo Ministero profetico durante i Regni di Azaria, Re di Giuda (767-739 a.C.) e di Geroboamo II, Re di Israele (783-743 a.C.), circa due anni prima del terremoto che lui stesso preannunciò.
Trent’anni dopo la sua predicazione (722 a.C.), il Regno di Israele sarebbe caduto per opera dell’Assiria.

Amos nacque a Tekoa, località della Tribù di Giuda, a circa 8 km. a sud di Betlemme, nel deserto che porta il suo nome.

Il suo Nome vuol dire: “Dio si fece forte”.


Faceva il pastore e l’agricoltore a Betlemme; si dedicava alla ricerca dei frutti di “sicomoro” - pianta, i cui frutti sono simili al fico e il suo legno era molto pregiato, tanto è vero che gli Egizi lo usavano per costruire i sarcofaghi. Incideva i frutti di “sicomoro” per farli maturare, per renderli anche meno aspri e poi li vendeva.

il Profeta Amos non aveva un’istruzione formale e ciò rese la sua Missione abbastanza difficile, anche perché, nei primi 50 anni che precedettero la sua attività profetica, la situazione commerciale e politica, pur vivendo un periodo di grande prosperità, nascondeva anche un intenso malore sociale:


oltraggio e oppressione dei poveri, ipocrisia (5,14ss. 21-23),
falsa giustizia (5,7.24; 6,12),
oltraggio verso i più deboli;
indifferenza nella religione (5,26; 8,14),
corruzione dilagante...

In questa prospettiva, Amos dovette convivere e lottare contro una popolazione che si nascondeva dietro le apparenze di una rigorosa legalità; biasimò la perversione di una Religione che si compiaceva di sontuose pratiche culturali, mentre dimenticava il dovere e la carità di provvedere ai poveri e di agire secondo equità.

Dio lo chiamò per un Suo Disegno; è quello stesso Dio che aveva affidato a Mosé il suo sogno per l’Umanità: un’economia di uguaglianza... che richiede una politica di giustizia, che ha come garante Yahvè, il Dio, non del “Sistema”, ma delle vittime del “Sistema”!

Quando Amos fece notare al Popolo che Dio dava scarsa importanza alle manifestazioni di pietà esteriori e prive di contenuto morale, fu scacciato dal Paese e, per il suo coraggio dimostrato, fu considerato un modello di attaccamento alla propria vocazione.

In mancanza di questo sconvolgente incontro con Dio, non si può capire la “figura” profetica di Amos.
È questo il Dio che prese Amos, letteralmente per i capelli, e lo catapultò a fare da “frusta” contro un Popolo addormentato nella Fede e negli ideali e contro una Dirigenza corrotta.

Amos vide le bellissime case d’inverno e d’estate, costruite con pietre pregiate, intarsiate con avorio, circondate da stupendi giardini. Osservava i signori, sdraiati su letti d’avorio, mangiando le carni più prelibate e bevendo i vini più raffinati, al suono di arpe.
Tutto questo lusso sfrenato disgustò Amos, a tal punto da ritenere la situazione un tradimento del sogno di Dio.
Il Profeta aveva intuito la stretta connessione tra la ricchezza monopolizzata nelle mani di pochi e la miseria che albergava nei molti (4,1).

“Ascoltate queste parole, o vacche di Basan, che siete sul monte di Samaria, che opprimete i deboli, schiacciate i poveri e dite ai vostri mariti: Porta qua, beviamo!”.
È così che Amos apostrofa la gloria di Israele.

Per il Profeta era particolarmente irritante constatare l’accumulo di terre possedute da poche famiglie benestanti.
Ed anche questa realtà gli sembrò, questa volta, un tradimento del sogno di Mosè, il quale voleva dare a tutti un lembo di terra, perché ciò stava a significare la vera “economia di uguaglianza”.

Infatti, all’inizio, le 12 Tribù erano unite in Confederazione: ogni famiglia aveva ricevuto il suo pezzo di terra, realizzando quel sogno che si basava, sul diritto di accesso per tutti, alle necessità vitali e sul mutuo soccorso.
Questi due principi fondamentali, poi, erano stati spazzati via, con l’avvento della Monarchia, da Salomone a Geroboamo II.

Spinta dalla sete di potere, di guadagno e decisa ad imitare le Corti Imperiali, la Nobiltà israelitica aveva subito dimenticato gli impegni dell’Alleanza (il Sogno di Dio) verso i propri fratelli.

Irrefrenabile nelle sue campagne, sempre in qualità di Profeta, Amos rimediò anche una “bastonata” alla tempia da parte del figlio del Sommo Sacerdote Amasia, uno dei bersagli preferiti dal Profeta, quando faceva i suoi sermoni.

Amos non parlava mai della Giustizia di un Dio che condanna.
Egli parlava, soprattutto, di salvezza, e ciò che diceva allora è ancora attuale oggi:

“Giovani, svegliatevi!
È ora che apriate gli occhi, che riconosciate l’inganno in cui viviamo e dell’impero del denaro, e vi decidiate -
ed è questa la vocazione! - a costruire un Mondo diverso da quello che abbiamo fra le mani”.

Fate l’opzione per i poveri, come ha fatto Amos.
L’opzione per i poveri è il cuore stesso della chiamata, è il cuore stesso della Fede, poiché il Dio in cui crediamo è il Dio dei poveri, dei diseredati, degli oppressi, dei rifiutati.
L’opzione per i poveri è l’opzione per questo Dio.
Non ce n’è un altro!

Un Profeta quale è stato Amos non sarebbe fuori luogo nel tempo che stiamo vivendo:

sveglierebbe molta gente, indistintamente, e la farebbe riflettere.

Dio, anche da un semplice pastore come Amos, trae pascolo per le sue “pecore”.

Piero FIORE