Mercoledì 26 Giugno 2019
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Articoli Religiosi Una Nuova Evangelizzazione - Padre Pablo MARTIN

UNA NUOVA EVANGELIZZAZIONE


PRIMA PARTE


“Una Nuova Evangelizzazione” è la parola d’ordine del Papa e dei Vescovi negli anni conclusivi del XX secolo e in vista del Terzo Millennio Cristiano.
“Nuova nello Spirito, nei metodi e nell’espressione”…
Oso aggiungere: e Nuova nel contenuto.
Nuova?
“Miei cari, non vi scrivo con questo un comandamento nuovo, ma un precetto antico, che avete fin da principio. Il precetto antico è la parola che avete udito. D’altra parte è anche un Comandamento nuovo quello che vi scrivo, che si verifica in Cristo e in voi, perché si dissipano le tenebre e splende già la vera luce” (1 Gv. 2,7-8).

Qual è questo contenuto antico, ma adesso nuovo?

La parola “Vangelo”, letteralmente, significa “Buon annunzio” o “Buona notizia”.
In questo senso, due sono i Vangeli:
     · quello predicato da Nostro Signore all’inizio della sua vita pubblica - “Convertitevi, perché il Regno dei Cieli è vicino” - lo stesso annuncio del Precursore… (Mt. 3,2; 4,17).
     · e quell’altro, predicato dagli Apostoli dopo Pentecoste - “Gesù Cristo, il Nazareno, che voi avete crocifisso, Dio Lo ha risuscitato dai morti… Lo ha costituito Signore… e in nessun altro c’è salvezza” (Atti 2,23-24.36; 4,10-12, ecc.).

Di entrambi, il secondo riguarda la “Redenzione”, ormai avvenuta, compiuta da Gesù Cristo, ed è il Vangelo che finora ha predicato la Chiesa.
Questa è la prima o antica Evangelizzazione.
Il primo annunzio, invece, riguarda l’avvento del Regno, ancora a venire, ed è il contenuto della seconda o “Nuova Evangelizzazione”.

L’annunzio predicato dagli Apostoli riguardava Gesù; quello predicato da Gesù, invece, riguarda il Padre.

“A tale riguardo, noi avremmo molte cose da dire, ma sono difficili a spiegarsi, perché voi siete diventati lenti a comprendere.
E mentre il tempo avrebbe dovuto far di voi dei maestri nella fede, avete di nuovo bisogno che vi siano insegnati i primi rudimenti della parola di Dio, tanto che siete ridotti ad aver bisogno di latte e non di cibo solido.
Or, chi è ancora al latte, non può aver esperienza della parola di giustizia, perché è un bambino. Il cibo solido è per gli uomini fatti, per quelli che sono stati abituati dalla pratica a distinguere il bene dal male” (Eb. 5,11-14)
.

“Avete di nuovo bisogno”: ecco perché di nuovo un’Evangelizzazione!

Ma il pensiero dell’Apostolo e il Volere di Dio non si fermano al bisogno d’insegnare i primi rudimenti della parola di Dio:
“Perciò, lasciando da parte la Dottrina elementare su Cristo, eleviamoci a quello che è più perfetto, senza fermarci di nuovo a trattare le verità fondamentali, quali sono il pentimento dei peccati e la Fede in Dio, la natura dei Battesimi, l’imposizione delle mani, la Risurrezione dei morti e il Giudizio Finale.
Ed è quanto mi propongo di fare con l’aiuto di Dio” (Eb. 6,1-3).

“Eleviamoci a quello che è più perfetto”: questa, invece, è La Nuova Evangelizzazione!

Il Capitolo 10 dell’Apocalisse ci mostra, profeticamente, questa Nuova Evangelizzazione:
“Poi vidi un altro Angelo potente, che scendeva dal Cielo, avvolto in una nube” (cioè, velatamente).
“Sopra il capo aveva l’iride, il suo volto era come il Sole e le gambe come colonne di fuoco”… Questo Angelo che, in senso etimologico, significa “inviato”, è Gesù Cristo.
Qui Lo si vede ritornare allo stesso modo come salì in Cielo, il giorno dell’Ascensione, facendo chiaro riferimento agli Atti degli Apostoli 1,11.

Giovanni Lo vede come Lo aveva contemplato nella Trasfigurazione sul Monte Tabor (Mt. 17,2).
“Egli aveva in mano un piccolo libro aperto”.
Questo misterioso libro è quello stesso che nel Capitolo 5 aveva visto nella mano di Dio, allora chiuso con sette sigilli (cioè, con i veli che lo coprono, gli ostacoli che impediscono la manifestazione del suo misterioso contenuto).
Ma, a questo punto, sono stati tolti i sigilli e sta a punto di essere rivelato il suo contenuto.
Si tratta dello stesso “Apocalisse” o “Rivelazione di Gesù Cristo” (Ap. 1,1), quella “Buona Novella” o “Vangelo Eterno” da annunziare agli Abitanti della Terra? (Ap. 14,6).
Il fatto che l’Angelo avesse in mano il libro, ormai aperto, conferma che quell’Angelo o Inviato del Padre è Gesù Cristo, l’Agnello immolato e vivente, perché Egli è il solo degno e capace di prenderlo e aprirlo (Ap. 5,7).

“Allora, l’Angelo che avevo visto, con un piede sul mare e un piede sulla terra (cioè, dominatore della sua Umanità, anima e corpo), alzò la destra verso il cielo e giurò per Colui che vive nei Secoli dei Secoli, che ha creato cielo, terra, mare e quanto è in essi: Non vi sarà più indugio - tempo” (Ap. 10,5-6).
Cioè, tempo d’indugio, d’attesa: attesa della Sua Manifestazione, come dice Giovanni nella Prima Lettera 3,2:
“Carissimi, noi, fin d’ora, siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo, però, che quando Egli si sarà manifestato, noi saremo simili a Lui, perché Lo vedremo così come Egli è”.
Attesa del termine stabilito dal Padre, perché il Figlio, erede minorenne, diventi adulto, come dice San Paolo, in Galati 4,2:
“Ma dipende da tutori e amministratori, fino al termine stabilito dal padre”.
È l’annunzio della “fine dei tempi”, in contrapposizione alla “pienezza dei tempi” (Gal. 4,4).
E spiega in che senso “non vi sarà più tempo”:
“Nei giorni in cui il settimo Angelo farà udire la sua voce e suonerà la tromba, allora si compirà il Mistero di Dio, come Egli ha annunziato ai suoi servi, i Profeti” (Ap. 10,7).

Questo Mistero di Dio è quello che San Paolo chiama “il Mistero della sua Volontà” (Ef. 1,9).
È questo il contenuto del Libricino, il messaggio della Nuova Evangelizzazione.

“Poi, la voce che avevo udito dal Cielo mi parlò di nuovo:
“Va’, prendi il libro aperto dalla mano dell’Angelo che sta ritto sul mare e sulla terra”.

Allora mi avvicinai all’Angelo e Lo pregai di darmi il piccolo libro.
Ed Egli mi disse: “Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele”.
Presi quel piccolo libro dalla mano dell’Angelo e lo divorai; in bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l’ebbi inghiottito, ne sentii nelle viscere tutta l’amarezza.
Allora mi fu detto: “DEVI PROFETIZZARE DI NUOVO su molti Popoli, Nazioni e Re””
(Ap. 10,8-11).
Questa è, esattamente, la “Nuova Evangelizzazione”!


Una cosa è, dunque, fare “di nuovo” l’Evangelizzazione, e un’altra è “la nuova” Evangelizzazione.
Finora, non si è fatta distinzione tra queste due cose, perché tutta l’attenzione è stata messa nell’uomo, anziché nel Progetto di Dio, cioè, nello stato di salute spirituale dei Cristiani (attualmente, masse di Battezzati più o meno pagani), e non altrettanto nella Volontà del Signore, anche perché questa Volontà è, fra tutti gli argomenti della Rivelazione, quella che il Signore ha dovuto lasciare per ultimo, essendo il più grande e quello che viene a coronare l’intera Rivelazione…

Come disse Isaia:
“Ci sono cetre e arpe, timpani e flauti e vino per i loro banchetti; ma non badano all’azione del Signore, non vedono l’opera delle Sue mani” (Is. 5,12).
Il problema è che, mentre in passato la barca della Chiesa pescava gli uomini nel “lago del Mondo”, adesso, invece, è urgente pescarli in quel “lago” che, di fatto, è diventata la Chiesa. Una pesca urgente, anche perché è in concorrenza con altri “pescatori”.

Papa Giovanni Paolo II impartì questa parola d’ordine, fin dall’inizio del suo pontificato, nella Conferenza dell’Episcopato Latino-Americano, in Messico, nel 1979, e poi ancora ad Haiti, nel 1983, e in Uruguay, nel 1988, con questa frase divenuta famosa:
“L’Evangelizzazione deve essere nuova nel suo ardore, nei suoi metodi e nella sua espressione”.
Nuova nell’ardore:
“Sono venuto a portare il Fuoco sulla Terra; e come vorrei che fosse già acceso!” (Lc. 12,49).
Non può che essere opera dello Spirito Santo.
“Perciò, dice il Signore, Dio degli eserciti:
“Questo sarà fatto loro, poiché hanno pronunziato questo discorso: Ecco, io farò delle mie parole come un fuoco sulla tua bocca.
Questo popolo sarà la legna che esso divorerà”” (Ger. 5,14)
.

Ma, prima di divorare gli altri, l’Evangelizzatore stesso deve sentirsi divorare da questo ardore incontenibile:
“Mi dicevo: “Non penserò più a Lui, non parlerò più in Suo Nome!”.
Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo” (Ger. 20,9).

“… Perché la bocca parla dalla pienezza del cuore” (Lc. 6,45).
“E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete, infatti, voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi” (Mt. 10,19-20).
Quindi, deve essere “nuova” anche nei metodi e nell’espressione, cose che debbono essere, na-turalmente, consone al Protagonista della “Nuova Evangelizzazione”, lo Spirito Santo.
Avviene, tuttavia, che il cuore dell’Evangelizzatore, se non è rinnovato secondo il Volere dello Spirito Santo, continui a ricorrere a metodi e ad espressioni che possono essere forse diversi, ma restano cose umane, lontano da quella novità che egli non conosce.
In questo modo, i metodi e le espressioni, che sono i mezzi dell’Evangelizzazione, di fatto diventano il fine.
Finisce tutto nell’escogitare altri metodi ed espressioni, senza aver compreso che il Signore, adesso, sta preparando una cosa “nuova”

Ecco la necessità dell’annunzio nuovo, quasi scuotendoci da un torpore, secondo le parole del Signore:
“Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche!
Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?…” (Is. 43, 18-19).

E l’annunzio nuovo, pur essendo antico, è quello che Gesù proclamò e che affidò ai settantadue discepoli:

“Guarite i malati che vi si trovano, e dite loro:
Si è avvicinato a voi il Regno di Dio” (Lc. 10,9).

SECONDA PARTE


“Quando verrà il Regno di Dio?” (Lc. 17,20) - domandarono i Farisei a Gesù.
Ma a che serve sapere quando verrà, se non si sa che cosa è?
E, soprattutto, se non si possiede?
Gesù rispose:
“Il Regno di Dio non viene in modo da attirare l'attenzione e nessuno dirà: eccolo qui, o: eccolo là. Perché il Regno di Dio è in mezzo a voi” (Lc. 17,21).
Infatti, il Regno di Dio è tutto in Gesù.
E Gesù e Maria erano ancora in mezzo a loro.

Ma che cosa è il Regno di Dio, cioè, che Dio Regni?
È che la Sua Volontà si compia.

In Dio - nelle Tre Divine Persone: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo - Essa si compie perfettamente: è la loro Vita, la sostanza del loro Essere Divino, della loro gloria e felicità, la sostanza dei loro infiniti attributi.
Questo è il Regno preparato per noi… “fin dalla fondazione del mondo” (Mt. 25,34).
Infatti, Dio è, per Sé stesso, “il Signore”: Egli regna nel Cielo.
Ma qui, sulla Terra, è dovuto venire il Figlio di Dio per instaurare il Regno del Padre sulla Terra, appunto.

Parlando di Lui, Isaia ha detto:
“Quando offrirà Sé stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la Volontà del Signore” (Is. 53,10).
“Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio, né offerta, un corpo invece Mi hai preparato... Allora ho detto: “Ecco, Io vengo - poiché di Me sta scritto nel rotolo del Libro - per fare, o Dio, la Tua Volontà”” (Eb. 10,5-7).

E Gesù ha detto:
“Io non posso far nulla da Me stesso; giudico secondo quello che ascolto e il mio Giudizio è giusto, perché non cerco la mia Volontà, ma la Volontà di Colui che Mi ha mandato” (Gv.5,30).
“Colui che Mi ha mandato è con Me e non Mi ha lasciato solo, perché Io faccio sempre le cose che Gli sono gradite” (Gv. 8,29).

Pertanto, la Volontà del Padre ha stabilito il Suo Regno in Gesù.
Ha dato tutti i suoi attributi e prerogative divine alla sua Santissima Umanità, fino a farlo diventare “perfetto, come il Padre Celeste è perfetto” (Mt. 5,48).
E Gesù, “pur essendo il Figlio, imparò l'obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che Gli obbediscono” (Eb. 5,8-9).

Il Regno di Dio, dunque, è il compimento della Sua Volontà.
Non è soltanto che si compiano i suoi ordini, le cose che Egli vuole, ma il compimento di questa Volontà come tale, in Sé stessa, che è la Vita operante di Dio.
Le parole “come in Cielo, così in terra”, in Gesù e Maria sono perfetta realtà: “Come è nel Padre, così è nel Figlio”.
In noi, invece, debbono essere un desiderio ardente, un'invocazione incessante, poiché sono una Promessa Divina.

Sant'Agostino dice:
“Sia fatta nella Chiesa, come nel Signore nostro, Gesù Cristo; sia fatta nella Sposa, che a Lui è stata fidanzata, come nello Sposo, che ha compiuto la Volontà del Padre”.

Gesù ha fatto regnare il Padre nella sua Vita, nella sua Santissima Umanità:
“Umiliò Sé stesso, facendosi obbediente fino alla morte e morte di croce” (Fil. 2,8).
Ha negato tutto a Sé stesso, per affermare il Padre; ha svuotato tutto Sé stesso, affinché il Padre Lo riempisse e fosse tutto in Lui…
“Non credi che Io sono nel Padre e il Padre è in Me? Le parole che Io vi dico, non le dico da Me, ma il Padre, che è in Me, compie le sue Opere” (Gv. 14,10).
Per questo, dice: “Chi vede Me, vede il Padre” (Gv. 14,9).
Questa è la gloria che Gesù ha dato al Padre:
“Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’Opera (della Redenzione) che Mi ha dato da fare”. Pertanto, ha chiesto al Padre di glorificarLo a sua volta:
“E ora, Padre, glorificami davanti a Te con quella Gloria che avevo presso di Te prima che il mondo fosse” (Gv. 17,4-5)
.

Quindi, anche il Padre vuole far regnare il Figlio:
“Per questo, Dio L’ha esaltato e Gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre” (Fil. 2,9-11).


Il Figlio si è incarnato per tre motivi, la cui spiegazione si trova nel Mistero ineffabile della Vita intima d’amore delle Tre Divine Persone.

Si è fatto uomo:

     · Per presiedere la Creazione:
     “Egli è Immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura, poiché per mezzo di Lui      “sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle      invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo      di Lui e in vista di Lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in Lui” (Col. 1,15-17).
     “… Il Disegno di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del Cielo, come quelle della terra”      (Ef. 1,10).

     · Per compiere la Redenzione:
     “Gesù Cristo è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io” (1Tim.  1,15). 


     · E per avere il suo Regno:
     Allora Pilato Gli disse:
     “Dunque, Tu sei Re?”.
     Rispose Gesù:
     “Tu lo dici, Io sono Re. Per questo sono nato e per questo sono venuto al mondo  e devo rendere testimonianza alla Verità” (Gv. 18,37).
     Lo aveva detto l’Angelo a Maria:
     “Il Signore Dio Gli darà il trono di Davide, suo padre e regnerà per sempre sulla Casa di Giacobbe e il suo Regno non avrà fine” (Lc. 1,32-33).
     “Bisogna, infatti, che Egli regni, finché non abbia posto tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi” (1Cor. 15,25).

Ma dov’è questo Regno?…

Basta guardarci attorno, per renderci conto che altri sono i padroni che ci dominano.
“Noi sappiamo che siamo da Dio, mentre tutto il mondo giace sotto il potere del maligno” (1Gv. 5,19), nonostante la Redenzione.
“Avendogli Dio assoggettato ogni cosa, nulla ha lasciato che non Gli fosse sottomesso. Tuttavia, al presente, non vediamo ancora che ogni cosa sia a Lui sottomessa” (Eb. 2,8).
Pertanto, Gesù Cristo è Re di un Regno “che non è di questo mondo” (Gv. 18,36), ma che deve venire ancora in questo mondo, come domandiamo nella preghiera del “Padre Nostro”.
“Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso!” (Lc. 12,49).

Il ritorno di Gesù come Re sarà la manifestazione e il trionfo del Suo Regno.
Leggiamo, infatti, nel Vangelo di Luca:
“Mentre essi stavano ad ascoltare queste cose, Gesù disse ancora una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi credevano che il Regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro.
Disse, dunque:
“Un uomo di nobile stirpe -
Egli stesso - partì per un paese lontano - il giorno della sua Ascensione, per ricevere il titolo di Re - e poi ritornare” (Lc. 19,11-12).
“Chiamati dieci servi, consegnò loro dieci mine, dicendo: Impiegatele fino al mio ritorno” (Lc. 19,13).
Ma i suoi cittadini Lo odiavano e Gli mandarono dietro un’ambasceria a dire: Non vogliamo che Costui venga a regnare su di noi. Quando fu di ritorno, dopo aver ottenuto il titolo di Re, fece chiamare i servi…” (Lc. 19,14-27).

D’altronde, un Regno non si forma con una sola persona.
Infatti, Gesù Cristo, come Lo descrive San Giovanni, nell’Apocalisse, al momento della sua gloriosa Parusìa, “porta un nome scritto sul mantello e sul femore: Re dei re e Signore dei signori” (cfr. Apocalisse 19,16).
Non è “Re dei servi” o “Re degli impiegati” o “dei mercenari”, ma “dei Re”, perché è il Re che fa regnare tutti con Lui.

Nella Lettera, alla Settima Chiesa di Laodicèa, quella del tempo del Suo Ritorno, dice:
“Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia Voce e mi apre la porta, Io verrò da lui, e cenerò con lui ed egli con Me. Il vincitore lo farò sedere presso di Me, sul mio Trono, come Io ho vinto e Mi sono assiso presso il Padre mio sul suo Trono” (Apocalisse 3,20-21).

Questo Regno del Padre è tutto in Gesù.
Questo Regno è per noi: ad esso siamo chiamati, ad esso ci sta chiamando!
Ecco il tema della “Nuova Evangelizzazione”!
Questo è necessario, è urgente conoscere ed annunziare: che la Divina Volontà viene a regnare e sta bussando con infinita Misericordia alle porte di questa Umanità, che sta valicando la soglia del Terzo Millennio:
“Ecco, sto alla porta e busso” (Apocalisse 3,20).
Il Papa, Giovanni Paolo II, ci dice, fin dall'inizio del suo Pontificato:
“Non abbiate paura! Aprite le porte a Cristo!”.
Il Signore disse ancora una Parabola, nella quale ognuno di noi deve comprendere qual è la Sua risposta nei confronti della “Nuova Evangelizzazione”:

“Il Regno dei Cieli è simile a un Re che fece un banchetto di nozze per suo Figlio.
Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire.
Di nuovo mandò altri servi a dire:
Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono già macellati e tutto è pronto; venite alle nozze, ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.
Allora, il Re s'indignò e, mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi, disse ai suoi servi:
il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze...
Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi e la sala si riempì di commensali.
Il Re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l'abito nuziale, gli disse:
Amico, come sei potuto entrare qui senza abito nuziale?
Egli ammutolì.
Allora il Re ordinò ai servi:
legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.
Perché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti” (Mt. 22,1-14).

A questo punto, qualcuno può pensare:
che Gesù Cristo è Re dell'Universo, lo sappiamo.
La Chiesa ha stabilito questa festa fin dal 1925.
Fin da allora, ha ottenuto dalla Chiesa il “titolo” di Re.
Che Egli ha fatto, perfettamente, la Volontà del Padre e anche noi dobbiamo farla: anche questo lo sappiamo...
Qual è dunque la novità?
Dietro queste perplessità, tuttavia, ci sono alcune idee confuse ed inesatte, che è necessario revisionare.
Eccone alcune:

     · É Vero che “il Regno di Dio non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo” (Rom. 14,17), ma, nel migliore dei casi, questa è l'idea che si ha del Regno.
In essa manca un rapporto esplicito tra il Regno di Dio e il compimento della Sua Volontà.
     · L'idea che il Regno di Dio equivale alla Beatitudine del Cielo, oltre la morte.
È vero che Dio regna nella Patria Celeste, nei suoi figli glorificati, ma come mai la Chiesa continua a chiedere che “venga” e non, invece, “che andiamo”?
     · L'idea che il Regno di Dio sia venuto con l'Incarnazione del Verbo e che, da allora in poi, sia già presente sulla Terra, prima che l'uomo commettesse il Peccato Originale e, dopo tanti secoli, quando è venuta al Mondo l'Immacolata e quando il Verbo si è incarnato.
Gesù Cristo ha compiuto la Redenzione, quindi, da allora in poi, “il Regno della Redenzione” è definitivamente presente nella Chiesa.
Ma come mai la stessa Chiesa continua a domandare, dopo duemila anni, il Regno di Dio, dicendo “venga”, anziché dice, per esempio, “il tuo Regno che è già venuto, sia confermato”, o qualcosa di simile?

Fare la Divina Volontà, intesa come essere fedeli a quanto Essa dispone o eseguire i suoi ordini, non è una novità.
Questo lo hanno fatto tutti i Santi, di tutti i tempi, perché senza di Essa non ci può essere Virtù, né Santità.
Ma ognuno ne prende e ha un rapporto con Essa nella misura che gli viene dato di conoscerla. Ed è iniziativa di Dio e Dono della Sua Grazia il far conoscere le Verità che Gli appartengono. Che cosa ha conosciuto l'uomo finora della Volontà di Dio?
La Sua Legge, i Suoi Ordini, quello che vuole o che non vuole.
La Volontà di Dio come complemento oggetto, non ancora come Soggetto e Verbo.
Non quello che questa Suprema ed Eterna Volontà è, non quello che ad Essa appartiene, non quello che Essa fa.
E, sebbene nel Vangelo, il Signore ha fatto eloquenti accenni alla Volontà del Padre, facendo comprendere che è la cosa più importante, la spiegazione e lo scopo di tutto nella sua Vita, allora non poteva dilungarsi in altre spiegazioni.
Se l'uomo non conosceva il meno, come avrebbe potuto conoscere il più?
Se non sapeva camminare ancora, come avrebbe potuto imparare a volare?
Prima lo doveva rieducare, redimere, dargli la Grazia, renderlo figlio di Dio, assicurare la sua salvezza, lasciando per dopo - al tempo stabilito dal Padre - scoprirgli la sua Eredità, restituirgli il dono della sua adorabile Volontà e con essa la Somiglianza Divina perduta da Adamo, farlo diventare una sola cosa con Sé, dargli non solo la salvezza, ma la Sua stessa Santità Divina...

E il tempo stabilito da Dio è arrivato.
Fare la Divina Volontà non è novità; la novità è che Dio ci sta invitando a vivere nel Suo Volere, come il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo vivono questo loro Volere Eterno.

     · La novità è la Divina Volontà operante nella Creatura e la Creatura operante in modo divino in Essa.
     · La novità è questa Grazia delle grazie, questo Dono dei doni: che non solo facciamo la Sua Volontà (quello che Dio ci ordina di fare), ma che la possediamo come nostra, come vita della nostra vita, per vivere e regnare con Essa e in Essa.
     · La novità è questo scambio continuo di volontà umana e divina, perché l'Anima, temendo della sua, chiede che essa sia sostituita per ogni cosa ed in ogni istante dalla Volontà stessa di Dio, la quale la va riempiendo di gioie, di amore e di beni infiniti, ridandole la Somiglianza Divina e lo scopo per il quale l'uomo era stato creato da Dio, che era quello di vivere come figlio di Dio, prendendo parte a tutti i suoi beni.
     · La novità è che Gesù, mediante il dono della sua Volontà alla Creatura, forma in essa una Sua Vita e una Sua Presenza reale e questa Creatura Gli serve di Umanità.
Questo, ovviamente, non per una sorta di “unione ipostatica” (due nature e una sola persona), ma per unione di due volontà, l'umana e la Divina, unite in un solo Volere Divino.
Questa Creatura diventa, così, il trionfo di Gesù, è un altro Gesù, non per natura, ma per Dono di Grazia, secondo le parole di San Giovanni:
“... Perché come è Lui, così siamo anche noi in questo mondo” (1Gv. 4,17).

In questo consiste il Suo Regno, il Regno del Volere Divino.
Non è questo il Regno della Redenzione, che è il mezzo, mentre quello della sua Volontà, è il fine.
Questo è lo scopo dell'opera della Creazione, questo è il frutto pieno dell'opera della Redenzione, questo è il traguardo e il culmine dell'opera della Santificazione.
Questa è la novità della “Nuova Evangelizzazione”, il suo contenuto necessario e urgente.

 

TERZA ED ULTIMA PARTE

In precedenza, abbiamo detto che il contenuto della “Nuova Evangelizzazione” è una vera novità: la Volontà Divina come eredità e vita dell’uomo.
Ma come conosciamo questa novità?
Poiché è vero che tutte le premesse si trovano nella Rivelazione pubblica – lo abbiamo visto –, ma di questo non parlano i Santi, né il Magistero della Chiesa, e nemmeno le rivelazioni private fatte a Mistici e Carismatici.
Né poteva essere elaborata dai Dottori della Chiesa o da eminenti Teologi, a partire da quanto si trova nelle fonti della Rivelazione.
E, allora, da dove proviene questa dottrina?
Senza anticipare il verdetto dell’Autorità della Chiesa (che in un certo modo ha già cominciato a darlo), non poteva venire che da Nostro Signore, come Egli stesso dice:
“La dottrina sulla mia Volontà è la più pura, la più bella, non soggetta ad ombra di materia o d’interesse, tanto nell’ordine soprannaturale quanto nell’ordine naturale.
Perciò sarà, a guisa di Sole, la più penetrante, la più feconda, la più benvenuta e accolta e, siccome è luce, per sé stessa si farà capire e si farà via.
Non sarà soggetta a dubbi, a sospetti di errore e, se qualche parola non si capirà, sarà per la troppa luce, che, eclissando l’intelletto umano, non potranno comprendere tutta la pienezza della verità, ma non troveranno una parola che non sia Verità; al più, non potranno del tutto comprenderla”.


Queste parole, incontestabili, si leggono nel “diario” autobiografico di Luisa Piccarreta, “la piccola Figlia della Divina Volontà” (oggi dichiarata Serva di Dio), nel Volume 16°, il 10 Febbraio 1924, come parole dette da Gesù.
L’unico Uomo che ha potuto dire in faccia al Mondo, senza timore di essere smentito, “Chi di voi può convincerMi di peccato?” (Gv. 8,46), ha potuto dire: in questa dottrina “non troveranno una parola che non sia verità”. Altrimenti, ci troveremmo di fronte ad una presunzione temeraria e ridicola, “all’Anima più superba di questo Mondo”, come dice Luisa.
Esattamente, agli antipodi di quello che è la sua persona e la sua vita.

E lei scrive:

“Onde io, nel sentire ciò, ho detto: “Amor mio, Gesù, possibile che dopo tanti secoli di vita della Chiesa, che ha messo fuori tanti Santi (e molti di questi hanno fatto stupire Cielo e terra con le loro virtù e meraviglie che hanno operato), non dovevano questi operare tutto nel Divino Volere, in modo da formare questo piano divino che Tu dici?
Stavi aspettando proprio me, la più inabile, la più cattivella ed ignorante, per fare ciò?
Pare proprio incredibile!””.


E Gesù:

“… Senti, figlia mia, la Mia Sapien-za ha mezzi e vie che l’uomo ignora e che è obbligato a piegare la fronte ed adorarla in muto silenzio, e non sta a lui dettarMi Legge, chi debbo scegliere e il tempo opportuno che la Mia Bontà dispone.
E poi, dovevo prima formare i Santi che dovevano rassomigliarMi e copiare in modo più perfetto, per quanto a loro è possibile, la Mia Umanità, e questo l’ho già fatto.
Ora. la Mia Bontà vuole passare oltre e vuol dare in eccessi più grandi d’Amore e, perciò, voglio che entrino nella Mia Umanità e copino ciò che faceva l’Anima della Mia Umanità nella Divina Volontà.
Se i primi hanno cooperato alla Mia Redenzione di salvare le Anime, d’insegnare la Legge, di sbandire la colpa, limitandosi nei secoli in cui sono vissuti, i secondi passeranno oltre, copiando ciò che faceva l’anima della Mia Umanità nella Divina Volontà, abbracceranno tutti i secoli, tutte le Creature e, elevandosi su tutti, metteranno in vigore i Diritti della Creazione che spettano a Me e che riguardano le Creature, portando tutte le cose alla prima Origine della Creazione e allo scopo per cui la Creazione uscì.

Tutto è ordinato in Me; se la Creazione la misi fuori, deve ritornarMi ordinata, come uscì dalle Mie mani.

Già il primo piano degli atti umani cambiati in divini nel Mio Volere fu fatto da Me.
Lo lasciai come sospeso e la Creatura nulla seppe, meno che la Mia cara e indivisibile Mamma, ed era necessario.
Se l’uomo non sapeva la via, la porta, le stanze della Mia Umanità, come poteva entrarvi dentro e copiare ciò che Io facevo?

Ora, è giunto il tempo che la Creatura entri in questo piano e vi faccia anche del suo nel Mio. Che meraviglia è che ho chiamato te per prima?
E poi, è tanto vero che ho chiamato te per prima, che a nessun’altra Anima, per quanto a Me cara, ho manifestato il modo di vivere nel Mio Volere, gli effetti di Esso, le meraviglie e i beni che riceve la Creatura, operante nel Volere Supremo.
Riscontra quante vite di Santi vuoi, o libri di dottrina: in nessuno troverai i prodigi del Mio Volere, operante nella Creatura e la Creatura, operante nel Mio.
Al più, troverai la rassegnazione, l’unione dei voleri, ma il Volere Divino, operante in essa ed essa nel Mio, in nessuno lo troverai.
Ciò significa che non era giunto il tempo in cui la Mia Bontà doveva chiamare la Creatura a vivere in questo stato sublime.
Anche lo stesso modo, come ti faccio pregare, non si riscontra in nessun altro.
Perciò, sii attenta: la Mia Giustizia lo vuole esigere, il Mio Amore delira.
Perciò, la Mia Sapienza dispone tutto per ottenere l’intento.
Sono i diritti, la gloria della Creazione, ciò che vogliamo da te” (Vol. 14°, 6 Ottobre 1922).

La sfida alla nostra presunzione è fatta; affermazione facile da verificare.
Queste parole, se fossero di Luisa, sarebbero sommamente temerarie e imprudenti, anzi, lo ripetiamo, sarebbe “l’Anima più superba del Mondo”, come lei stessa dice; altrimenti… solo Gesù può parlare così.
Sarebbero, o una grande pazzia (in contraddizione con la perfetta coerenza del suo pensiero e della sua vita), o invece sono indiscutibile verità…
A chi di dovere, “l’ardua sentenza”.


Come Gesù farà la “Terza Rinnovazione” nel Mondo.


Ancona a Luisa Piccarreta, Gesù dice:


“…Figlia, diletta mia, voglio farti sapere l’ordine della Mia Provvidenza.
Ogni corso di duemila anni ho rinnovato il Mondo: nei “primi” lo rinnovai con il diluvio; nei “secondi” duemila lo rinnovai con la Mia Venuta sulla Terra, in cui manifestai la Mia Umanità da cui, come da tante fessure, traluceva la Mia Divinità, ed i buoni e gli stessi Santi dei secondi duemila anni son vissuti dei frutti della Mia Umanità ed a lambicco – goccia a goccia – hanno goduto della Mia Divinità.

Ora siamo circa ai “terzi” duemila anni e ci sarà una “Terza Rinnovazione”.
Ecco, perciò, lo scompiglio generale non è altro che il preparativo alla “Terza Rinnovazione”.
E se nella “Seconda Rinnovazione” manifestai ciò che faceva e soffriva la Mia Umanità, e pochissimo di ciò che operava la Divinità, ora, in questa “Terza Rinnovazione”, dopo che la Terra sarà purgata e, in gran parte, distrutta la Generazione presente, sarò ancora più largo con le Creature e compirò la “Rinnovazione”, con il manifestare ciò che faceva la Mia Divinità nella Mia Divinità, come agiva il Mio Volere Divino con il Mio Volere Umano, come tutto restava concatenato in Me, come tutto facevo e rifacevo, ed anche un pensiero di ciascuna Creatura era rifatto da Me e suggellato con il Mio Voler Divino”
(Vol. 12°, 29 Gennaio 1919).

“… Tutto ciò che ho detto sulla mia Volontà non è altro che preparare la via, formare l’esercito, radunare il “Popolo Eletto”, preparare la reggia, disporre il terreno dove deve formarsi il Regno della Mia Volontà e, quindi, reggerlo e dominarlo.
Perciò, il compito che ti affido è grande; Io ti guiderò, ti starò vicino, per fare che il tutto si faccia secondo la Mia Volontà” (Vol. 19°, 18 Agosto 1926).

“Perciò, Grazia più grande non potrei fare in questi tempi così procellosi e di corsa vertiginosa nel male, che fargli conoscere che voglio dare il gran dono del Regno del “Fiat” Supremo e, per conferma di ciò, lo sto preparando in te, con tante conoscenze e doni, affinché nulla mancasse al trionfo della Mia Volontà.
Perciò, sii attenta al deposito di questo Regno che faccio in te” (Vol. 19°, 9 Settembre 1926).

Decisione della Divina Volontà nel voler venire a regnare in mezzo alle Creature

“…Ora, come nella Creazione, il Mio Amore rigurgitò forte, ed il Regno della Mia Volontà è deciso, perché vuole la sua vita in mezzo alle Creature.
E, perciò, sfoggiando con tutta magnificenza, senza guardare ai loro meriti, con magnanimità insuperabile, vuol dare di nuovo il suo Regno.
Vuole solo che le Creature lo sappiano, che conoscano i suoi beni, affinché, conoscendoli, sospirino e vogliano il Regno della Santità, della Luce e della Felicità, e come una volontà lo respinse, così un’altra lo chiami, lo sospiri, lo pressi a venire e regnare in mezzo alle Creature.

Ecco, perciò, la necessità delle sue conoscenze; se un bene non si conosce, né si vuole né si ama; perciò, esse saranno i messaggeri, i forieri che annunzieranno il Regno Mio.
Le Mie conoscenze sul Mio “FIAT” si atteggeranno ora a Soli, ora a tuoni, ora a scoppi di luce, ora a venti impetuosi, che chiameranno l’attenzione dei dotti e degli ignoranti, dei buoni ed anche dei cattivi che, come fulmini, cadranno nei loro cuori e, con forza irresistibile, li atterreranno, per farli risorgere nel bene delle conoscenze acquistate.
Formeranno la vera rinnovazione del Mondo; prenderanno tutti gli atteggiamenti per allettare e vincere le Creature…” (Vol. 23°, 30 Ottobre 1927).


A quanti consacrano la loro vita a conoscere e a far conoscere la Divina Volontà, a questi apostoli degli “ultimi tempi”, impegnati in questa “Nuova Evangelizzazione”, Luisa Piccarreta dice:

“Figli carissimi, si vede che il Demonio si rode di rabbia per non far conoscere la Divina Volontà.
Non occorre che io vi mandi l’ubbidienza, ve ne manderei mille, ma è assoluta Volontà di Dio che ci occupiamo di farla conoscere, anche a costo della propria vita.
Invece di essere presunzione, come voi dite, sarebbe il più sacrosanto dovere e, a chi se ne occupa, Gesù lo terrà come il prediletto del suo Cuore, dandogli il Primato nel Suo Regno” (Lettera del 3 Giugno 1940).

“… Nel sentire che vi occupate del ‘Fiat’ Divino, mi sento felicitare e, gioire insieme a me, gioisce e si felicita Gesù.
Grazie di cuore, vi dico, insieme al mio caro Gesù.
Quello che potete fare, fatelo; il resto lo farà Gesù, che tanto vuole, ama e sospira, che il suo Volere sia conosciuto e posseduto come vita propria della Creatura, perché solo la Divina Volontà è il principio della nostra vita, il mezzo e il fine della nostra esistenza…” (Lettera senza data a F. Abresch).

“… Il Divin Volere vi ricompensi con il farvi conoscere la Sua Divina Volontà, perché la Sua Vita cresce in noi a seconda che la conosciamo.
Non si può possedere un bene se non si conosce e, come si conosce, così si allarga la nostra capacità e prende in noi il suo posto regio.
Quindi, viene aumentata in noi la Sua Santità, la Sua Bellezza, il Suo Amore e forma nell’Anima nostra i suoi piccoli mari divini.
Perciò, tutta l’arte del nemico è impedire che la conoscenza della Divina Volontà esca alla Luce, perché perderebbe il suo Regno sulla Terra (…).
Non potete dare Gloria più grande a Dio e bene più grande alle Creature che procurare molti figli a vivere nel Suo Volere.
Dovete sapere che, per tutto quello che si fa per farla conoscere, la Divina Volontà prende il suo posto in noi e fa tutto Essa; noi non siamo altro che i concorrenti e Le diamo il posto per farla lavorare e fare ciò che vuole.
Si può dire che Le diamo il passo per farla camminare, le mani per farla operare, la voce per farla parlare (…).
Credo, con certezza, che il buon Gesù gradisce ciò che voi fate per aumentare i figli del Divin Volere, anzi, dovete sapere che tutto ciò che noi facciamo per far conoscere la Divina Volontà è tanto, il Suo Amore che Lui stesso lo fa in noi: è Lui che parla, che opera, che ci spinge; è tanto il suo contento, che fa tutto Lui.
Quindi, seguitate a richiamare molti figli intorno al Padre e alla Madre Celeste…” (Lettera del 26 Maggio 1942).

“…Grazie di tutte le vostre attenzioni.
Oh, come amerei di mettere tutta la mia vita per far conoscere a tutti la Divina Volontà!
Questi sono i sospiri, le ansie, le follie d’Amore del caro Gesù, che vuole far conoscere a tutti la Divina Volontà, per farla possedere perché, possedendola, opera le più belle meraviglie, i prodigi più grandi nelle Anime nostre (…).
Quindi, a qualunque costo, anche a metterci la vita, diamoGli il diritto di farla vivere in noi, di farla dominare e regnare.
Facciamo il nostro dovere, sia con la parola, sia con lo scritto: getteremo tanti germi divini nelle Anime, i quali formeranno la Generazione divina negli atti loro, che si cambieranno in Soli, per dare luce a tutti…” (Lettera del 20 Agosto 1942).

“…Prego Gesù che vi dia sempre nuove grazie, nuova luce, per far comprendere a tutti il vivere nel Volere Divino.
Oh, come Gesù lo sospira e giunge fino a piangere, perché vuole che conosciamo la Santa Divina Volontà, perché regni e domini in tutto il Mondo e perché è decreto della Trinità Sacrosanta, che la Divina Volontà si faccia in terra, come si fa in Cielo!
Come fu decretata la Creazione e la Redenzione, così è decretato il Regno della Divina Volontà sulla Terra (…).
Perciò, dite a tutti che non vi è cosa più grande, prodigio più strepitoso del vivere nel Volere Divino.
Noi ci mettiamo a disposizione di Dio e Lui si mette a disposizione nostra, fino a farci formare tanti Gesù, per quanti atti facciamo nella Sua Santa Volontà.
I mari del Volere Divino non sono conosciuti ancora. Se li conoscessero, si getterebbero nel mare del Divin Volere per farvi vita perenne”… (Lettera del 15 Gennaio 1945).

Da parte di Gesù, “tutto è preparato e fatto; non resta altro che aprire le porte e farlo conoscere, per fare prendere il possesso all’uomo” (Vol. 16°, 21 Settembre 1923).

Da parte nostra, “ci dovrebbe stare a cuore il far conoscere questo Regno del Divin Volere e il vivere in Esso” (Lettera del 30 Aprile 1939).

“Figlia mia, quanto Mi interessa la Mia Volontà!
Come amo e sospiro che sia conosciuta!
È tanto il Mio interesse, che sono disposto a dare qualunque Grazia a chi vuole occuparsi di farla conoscere.
Oh, come vorrei che si facesse presto…!” (Vol. 19°, 18 Agosto 1926)
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Padre Pablo MARTIN