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Articoli Religiosi Festa della Divina Misericordia - Padre G. B.

FESTA DELLA DIVINA MISERICORDIA

Sulla Parola di Gesù


Il pensiero va alla scena della “pesca miracolosa” quale è descritta nel Vangelo di Luca (Lc. 5,1-11).
A Pietro, Gesù chiede un atto di fiducia nella Sua Parola, invitandolo a prendere il largo per la pesca.
Una richiesta umanamente sconcertante: come chiedergli, dopo una notte insonne e spossante, trascorsa a gettare le reti, senza alcun risultato?
Ma ritentare “sulla Parola di Gesù” cambia tutto.
I pesci accorrono in quantità tale da rompere le reti.
La Parola svela la Sua Potenza!

Ne nasce lo stupore, ma insieme anche il tremore e la trepidazione, come quando si è improvvisamente raggiunti da un intenso fascio di luce, che mette a nudo ogni proprio limite. Pietro esclama:
“Signore, allontanaTi da me, che sono un peccatore” (Lc. 5,8).
Ma quasi non ha finito di pronunciare la sua confessione, che la Misericordia del Maestro si fa per lui inizio di vita nuova:
“Non temere, d’ora in poi sarai pescatore di uomini” (Lc. 5,10).
Il “peccatore”... diventa Ministro di Misericordia.
Da pescatore di pesci... a “pescatore di uomini”.

Chi di noi non si è riconosciuto, almeno una volta, nella vicenda umana di Pietro?
Colui che ha il primato di Governo nella Chiesa dovrà avere anche il Primato di Misericordia! Gesù glielo fa sperimentare in un modo misterioso: permette a Pietro, il Primo tra gli Apostoli, che Lo rinneghi (cfr. Lc. 22,54-62).
L’Apostolo, che ha ricevuto più fiducia dal Signore, è anche colui che rinnega pubblicamente questa fiducia e fa l’esperienza amara del peccato.
Era stato appena Consacrato da Cristo, e già gli era infedele.
Come non vedere in Pietro anche la nostra miseria, che l’Onnipotenza di Dio vuole convertire in virtù, proprio mediante la Sua Misericordia?

Il peccato, che l’orgoglio umano usa per separarci da Dio, confessato e consegnato a Gesù, viene da Lui riparato:
“Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la Grazia” (Rm. 5,20).

Cristo non ha avuto paura di scegliere i Suoi Ministri tra i peccatori.
Non è questa la nostra esperienza?
Toccherà ancora a Pietro di prenderne più viva coscienza nel toccante dialogo con Gesù, dopo la Risurrezione.

Prima di conferirgli il Mandato Pastorale, il Maestro pone l’imbarazzante domanda:
“Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?” (Gv. 21,15).
L’interpellato è colui che, qualche giorno prima, lo ha rinnegato per ben tre volte.
Si comprende bene il tono umile della sua risposta:
“Signore, Tu sai tutto; Tu sai che Ti voglio bene” (Gv. 21,17).
È sulla base di questo Amore, esperto della propria fragilità, un Amore trepidamente quanto fiduciosamente confessato, che Pietro riceve il Ministero:
“Pasci le mie pecorelle” (Gv. 21,17).
Sarà sulla base di questo Amore, rinforzato dal Fuoco della Pentecoste, che Pietro potrà adempiere al Ministero ricevuto.

Quanto coraggio ci infonde la stessa fragilità di Pietro, che fa riflettere ancora di più lo splendore della Misericordia di Dio e non illude l’uomo, tentato di credere altrimenti che potrebbe cavarsela da solo.
“Senza di me non potete fare nulla” (Gv. 15,5) - questo ripete il Signore anche a te, oggi, e ti offre la pienezza della Sua Misericordia, per essere tralcio fecondo allacciato a Lui, che è la vite, per portare molti frutti.

La nostra attenzione si sofferma sul gesto del Maestro, che trasmette ai Discepoli, timorosi e stupefatti, la Missione di essere Ministri della Divina Misericordia.
Egli mostra le mani e il costato con impressi i segni della passione e comunica loro:
“Come il Padre ha mandato Me, anch’Io mando voi” (Gv. 20,21).
Subito dopo, “alitò su di loro” e disse:
“Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati, saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” (Gv. 20,22-23).
Gesù affida ad essi il Dono di “rimettere i peccati”, Dono che scaturisce dalle ferite delle Sue Mani, dei Suoi Piedi e soprattutto del Suo Costato trafitto.
Di là, un’onda di Misericordia si riversa sull’intera Umanità…
“Anche a noi, quest’oggi, il Signore mostra le sue piaghe gloriose e il suo cuore, fontana inesausta di luce e di verità, di amore e di perdono” (Papa Giovanni Paolo II - 22.04.2001).
Il Santo Padre ha parlato, con questi accenti commoventi, nell’Omelia del 22 aprile 2001, seconda Domenica di Pasqua, in cui è stata celebrata la “Festa della Misericordia di Dio” (Regina Coeli, 22.04.2001).
Giovanni Paolo II aveva, infatti, proclamato, per tutta la Chiesa, la seconda Domenica di Pasqua, “Domenica della Divina Misericordia” (Omelia del 30.04.2000).

Nel messaggio a Santa Faustina Kowalska, Gesù promette, per questa Domenica:
“In quel giorno sono aperte le viscere della Mia Misericordia, riverserò tutto un mare di Grazia sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia Misericordia.
L’anima, che si accosta alla confessione ed alla Santa Comunione, riceve il perdono totale delle colpe e delle pene.
In quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine.
Nessuna anima abbia paura di accostarsi a Me, anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto” (Diario, QII, pag. 267).

Dal costato trafitto di Cristo era scaturito il sangue e l’acqua (cfr. Gv. 19,34).
Giovanni, nel contemplare questo flusso sovrabbondante di Misericordia, vi aveva trovato la forza per rimanere fedele al Signore.
Per questo, lo credette risorto, prima di Pietro e, poi, sul Lago di Galilea, Lo riconobbe, dicendo “è il Signore”, mentre Lo scorgeva, da lontano, sulla riva (cfr. Gv. 21,7).

Giovanni, imitando la Vergine Maria, la Madre di Gesù, si era lasciato conquistare dall’Amore Misericordioso di Cristo, al quale non aveva fatto resistenza.
Giovanni aveva imparato a fidarsi della Parola del Maestro, il suo atteggiamento era diventato quello di un bambino, come il Signore lo aveva chiesto ai Suoi:
“Se non vi convertirete e diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli” (Mt. 18,3).

Accade, oggi, anche a noi, la stessa cosa: chi ha il cuore pieno di fiducia nel Signore, penetra rapidamente nel Cuore di Dio, discerne con semplicità gli innumerevoli segni del Suo Amore e della Sua Presenza, percepisce i Suoi desideri e li realizza insieme a Lui.
Gli altri, pur facendo l’esperienza della fragilità umana, non confessano, però, al Signore, con fiducia e trepidazione, il loro Amore e ne restano come esclusi.
Per loro… è come se Cristo non avesse mai lasciato il Sepolcro, non fosse mai Risorto e non potesse avvolgerli con la Potenza della Sua Resurrezione.

La storia si ripete anche oggi:
Cristo manifesta la Potenza della Sua Misericordia solo a coloro che si abbandonano a Lui, incondizionatamente.
Ecco, perché, per alcuni di noi, è così difficile fare l’esperienza trasformante della Misericordia di Dio!
Questa grande e autentica esperienza, che hanno fatto gli Apostoli di Cristo Risorto, se non lo è già diventata, può e deve diventare anche la nostra.

Padre G.B.