Lunedì 24 Giugno 2019
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Articoli Religiosi Il tempo dell'Uomo

IL TEMPO DELL’UOMO


Trovai, tempo fa, dei vecchi appunti di giornate di Esercizi Spirituali: “Il tempo dell’uomo”.
Sì, questo tempo che oggi vola… sfugge… ci interroga… ci fa presenza nella Presenza… ma…

Ci siamo mai chiesti qual è il senso, il significato, il valore del tempo nella nostra vita?
Abbiamo mai riflettuto sul tempo?
Che cos’è il tempo per noi?

Certo, non è facile parlare, con sincerità e con coraggio, del tempo, e non è neanche semplice darne una definizione.

Sant’Agostino, nelle “Confessioni”, si pone le stesse domande:
“Che cos’è il tempo?
Chi saprebbe spiegarlo in forma piana e breve?
Chi saprebbe formarsene anche solo il concetto nella mente, per poi esprimerlo a parole?
Eppure, quale parola più familiare e nota del tempo ritorna nelle nostre conversazioni?
Quando siamo noi a parlarne, certo intendiamo e intendiamo anche quando ne udiamo parlare.
Che cos’è, dunque, il tempo?
Se nessuno mi interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi mi interroga, non lo so”.

In genere, quando se ne parla, lo si fa con molta superficialità, con molta banalità, di fretta.
Si sente spesso dire:
“Mi manca il tempo… Non ho tempo… Se avessi tempo…”.

L’Uomo vive pienamente dentro il fluire del tempo; noi tutti siamo legati radicalmente al tempo. Viviamo in questo presente, in questa ora, in questo attimo che è già volato via, bruciato, scomparso.
Tendiamo a legare il tempo nel calcolo delle ore, alle lancette dell’orologio e, alla fine, ci ritroviamo a vivere, in modo stressante, il nostro tempo.

La mia esperienza in terra africana mi ha dato, forse, in un certo senso, una piccola risposta alla domanda di “cosa e di come si vive il tempo” nella vita di ognuno, in qualsiasi parte del Mondo ci si trova.

Erano alcuni mesi che mi trovavo in Africa e, al primo appuntamento in una Parrocchia con il “gruppo di canto” per le prove, fui la prima ad arrivare.
Le prove del canto erano state fissate per le ore 16,30.
Il tempo passava e… nessuno arrivava.
Chiesi al Catechista se avevo capito male l’ora; lui rispose di no, ma che si doveva attendere, gli altri sarebbero arrivati.
Passa del tempo ancora e chiesi nuovamente come mai questo ritardo.
Mi rispose, nuovamente, che sarebbero arrivati e di non preoccuparmi.
Si fecero le ore 18,00 ed io ero ancora là che aspettavo.
Con un certo timore chiesi ancora al Catechista che, forse, non sarebbero più venuti… ma lui, con tanta sicurezza, mi rispose che sarebbero arrivati.
La mia attesa si protrasse fino alle ore 20,00.
Un po’ infastidita e stanca per l’attesa, chiesi per l’ennesima volta al Catechista:
“Ho capito che verranno… Sì, sì, ho capito, ma quando, se ormai il tempo è passato?”.
Il Catechista mi guardò sorridendo e, sempre con tanta calma, mi rispose:
“Sorella, ti sei dimenticata che sei in Africa?”.

Tra gli antichi Greci il tempo, chiamato “kronos”, era rappresentato come un mostro che mangiava sempre, che non finiva mai di divorare tutto e tutti.
Ecco, il tempo ci mangia. Noi siamo divorati continuamente dal tempo. Esso scorre e non riusciamo a fermare nulla, nemmeno il giorno di ieri.

Il presente che stiamo vivendo, oggi, diviene subito passato, un passato che non possiamo trattenere o recuperare, perché ci sentiamo impotenti di fronte al succedersi degli eventi che, via via si allontanano sempre più, dissolvendosi prima o poi nell’oblìo (dimenticanza totale), nella morte.

È importante per noi vivere il nostro tempo, su come abbiamo vissuto i nostri anni, su come è fluita la nostra vita, giorno per giorno, attimo per attimo, su come stiamo camminando verso la mèta ultima della nostra esistenza, l’incontro decisivo e definitivo con Dio quando giungerà la morte.

La Bibbia non ci offre una riflessione filosofica del tempo, eppure manca di sottolineare quanto sia drammatico questo problema nell’esistenza dell’Uomo.

Il tempo è una continua minaccia per la vita di ogni Uomo che cammina, fatica, lotta su questa Terra.

Il tempo corrode, distrugge e cancella lentamente anche le tracce dell’Uomo, perché tutto dà la sensazione di continuare senza sosta, senza interruzione (vedi Qoèlet 1,5-7).

Ancora nella Bibbia, il tempo è visto anche come fonte di insicurezza e di impotenza.
Nel Libro di Giobbe si legge:
“Da quando vivi, hai mai comandato al mattino e assegnato il posto all’aurora, perché essa afferri i lembi della terra e ne scuota i malvagi?” (Gb. 38,12-12).

Gli Scienziati e i Tecnici possono misurare il tempo con una ingenua superbia, per riuscire ad esprimere questa realtà in termini matematici, come anche gli Intellettuali e i Filosofi possono riflettere e argomentare sul tempo, in un atteggiamento mentale sicuro, sereno, oggettivo.

In realtà, nonostante tutti gli sforzi umani di controllare il tempo, magari spostando le lancette dell’orologio un’ora avanti o un’ora indietro, il tempo ci travolge e vanifica tutto.
Non abbiamo alcun potere su di esso!
L’Uomo rimane, fondamentalmente, uno spettatore dinanzi allo scorrere del tempo, mai un protagonista.
Il tempo non si arresta dinanzi a niente e a nessuno, cancella tutto… anche il ricordo.

Qoèlet ci illumina con la sua sapienza, forse un po’ dura e un po’ cruda, ma molto vera e realistica:
“Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo…” (Qoèlet 3,1-8).

Sullo sfondo di questa ricerca sapienzale, che tocca l’esistenza dell’Uomo e che cerca di dare un significato allo scorrere del tempo e delle Generazioni, Dio entra nella Storia e si fa uomo.

Per chi ha fede, per chi crede in Cristo Gesù… il tempo non è più un circolo, un eterno ritorno.

Per chi crede veramente in Lui… non è vero che si nasce… si cresce… si muore.

Per noi che crediamo, per noi Cristiani, la visione del tempo è un’altra: il tempo per noi ha un percorso lineare, perché l’Eterno ha fatto irruzione.
Dio, l’Eternità, si è fatto tempo e ha dato una marcia nuova, un senso nuovo al tempo.

Santa Elisabetta della Trinità dirà:
“Il tempo è l’eternità che comincia e che sempre continua”.

Dio, entrando nel passato, lo assume, lo salva.
Dio è la Presenza del passato, la Presenza del presente, la Presenza del futuro.
Egli è… la PRESENZA.

Quindi, non è vero che noi nasciamo, cresciamo e moriamo.
La morte non esiste più, è stata sconfitta per sempre.
Gesù è entrato nel tempo e a questo tempo ne ha dato finalmente un senso, un vero valore.
La novità e la speranza del tempo nuovo è Gesù Cristo stesso: in Lui, il passato è fonte di vita, il futuro una promessa, un’attesa, una speranza certa.

Noi siamo, in questo momento, Uomini del futuro, perché il futuro lo anticipiamo già ora.

Scriveva Victor Hugo:
“Il futuro non è di nessuno, è di Dio… Tutto comincia in questo Mondo e tutto finisce altrove”.

E Sant’Agostino, prima di lui, afferma:
“Il Passato è già Presente e il Presente e già Futuro!”.


I DIECI PECCATI CONTRO IL TEMPO

1. La fretta: ci porta a non vivere ed apprezzare la bellezza delle cose che il Signore ci dà, delle esperienze che Egli ci offre, via via, lungo il sentiero della nostra vita.

2. La svogliatezza: è una perdita di tempo.

3. Il cattivo umore: una specie di meteopatia interiore: se il tempo è grigio anch’io lo sono; se il tempo è luminoso, lo sono anch’io.

4. L’eccitazione (sopravvalutazione del tempo): il tempo è prezioso, è tutto quando si vive in maniera agitata, per le tante cose da fare…

5. L’indiscrezione: volere e riuscire ad entrare aggressivamente nel tempo altrui, senza rispetto, trascurando e calpestando i ritmi degli altri.

6. La negligenza: sciupare il tempo, utilizzandolo malamente.

7. La vanità: prendere il tempo per sé stessi.

8. La sciocchezza: riempire il tempo di cianfrusaglie, di inutilità, di chiacchiere.

9. La maldicenza: contaminare, sporcare il proprio tempo e quello degli altri.

10. L’ingratitudine: l’incapacità di essere riconoscenti del tempo che si vive.

     · Quindi… come utilizzo il tempo che Dio mi dona?

     · Come ho vissuto i miei anni da bravo e fervente Cristiano?

     · Quali prospettive di “buon uso” del tempo mi offre il Signore?

     · Mi sono forse stancato di vivere e magari mi trovo a vivacchiare?

     · Mi sento ormai vecchio nel cuore, privo di speranza?

Quante domande e, forse, quante risposte!

Oggi ci si stanca e s’invecchia, se si sta fermi in sé stessi, se ci si adagia, se ci si contenta, non se si cammina, si corre, si vola con Lui.

Dice un proverbio antico:
“Purtroppo, gli anni ci rendono più vecchi che saggi”.

Il cuore vecchio è tipico di chi si lascia vivere, non di chi vive per Cristo, utilizzando tutto il tempo come tempo di Cristo.

 

Suor Daniela CAMPANELLO
Religiosa del Santissimo Sacramento - Roma