Domenica 21 Aprile 2019
Ordina risultati
per
Ti trovi nella Sezione:
ARTICOLI

Religiosi
  Società - Morale
  Vari
Articoli Religiosi Santa Teresa di Lisieux e San Giuseppe Moscati - Padre G. SAMA'

SANTA TERESA DI LISIEUX E SAN GIUSEPPE MOSCATI


“Oggi abbiamo un grandissimo bisogno di Santi, che dobbiamo implorare da Dio con assiduità”.

La mente era incalzata da questa affermazione del Papa, Giovanni Paolo II, mentre il treno ci portava, in pellegrinaggio, a Lisieux: era un piccolo gruppo di Religiosi e di laici, devoti di Santa Teresa di Gesù Bambino, e desiderosi di approfondire la sua via dell’“infanzia spirituale”.

 

Lisieux è una graziosa cittadina della Normandia, in Francia, che domina le verdi colline circostanti, immersa in una spiritualità che colpisce e attrae al primo istante.
Sembra quasi che il tempo, in questo angolo di Paradiso, si sia fermato e abbia tenuto lontano quel frastuono inquinante, tipico dei grossi centri commerciali.
Diciamolo pure: è un’oasi di silenzio, di pace, di compostezza psicologica.

Visitando la casa della Santa, la Chiesa del “Carmelo”, la “Cappella dell’Ermitage St. Thèrese”, si è coinvolti nell’itinerario della sua Santità, in una atmosfera celestiale, che si unisce e si completa con quella della bella “Basilica” a lei dedicata.
Alla scuola di Santa Teresa, definita da Papa Pio XI “Parola di Dio”, abbiamo riscoperto il fascino dell’“infanzia spirituale”, radicata nelle parole, quasi sconcertanti, di Gesù:
“… se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli” (Mt. 18,3).
Diventare “piccoli” per essere “grandi” nel Regno dei Cieli:
“Nulla di puerile e di affettato - come disse Papa Paolo VI – in questa via, insegnata da Santa Teresa: è la via della confidenza e dell’abbandono in Dio”, o – come scrive la stessa Teresa – “… un dormire nelle braccia di Dio, nostro Padre”, che veglia con Amore paterno su noi … “… che siamo chiamati e siamo veramente figli di Dio
(1 Gv. 3,1).

È una via che, contraria ad ogni forma di misticismo e di mediocrità, richiede una Fede coraggiosa, un Amore incondizionato, una collaborazione perseverante con Cristo Signore, al Quale si devono “gettare i fiori dei piccoli sacrifici”.
È una via sicura, che porta alla Santità, perché il Signore ci vuole Santi.
È Lui l’Artefice della nostra Santità, anzi, Lui Stesso è la nostra Santità, come si esprime Teresa, nell’Atto di Offerta all’Amore Misericordioso:
“Desidero essere Santa, ma sento la mia impotenza e vi domando, mio Dio, di essere Voi Stesso la mia Santità”.

L’Amore di Teresa per Cristo si manifesta nelle piccole cose della vita quotidiana:
“Canterò anche quando dovrò cogliere i miei fiori tra le spine, e il mio canto sarà tanto più melodioso quanto più le spine saranno lunghe e pungenti” (Manoscritto B, N° 258).

L’Amore di Dio, spinto fino all’eroismo, ispira alla nostra Santa – quindici mesi dopo l’Atto di Offerta – quello che Renè Laurentin, nel suo libro “Iniziazione alla vera Teresa di Lisieux”, ha definito il suo “manifesto”, vibrante di accenni mistici, scritto sotto forma di lettera alla sorella Maria (Manoscritto B, N° 250-254).

Nell’Animo di Teresa, insorgono desideri e sogni irrealizzabili, contrastanti tra loro.
Sembra che il “Carmelo” non basti più al suo cuore tormentato da tante vocazioni:
“Sento – così si esprime – la vocazione del Sacerdote, dell’Apostolo, del Dottore, del Martire … Gesù mio, che cosa risponderai a tutte le mie follie?”.

Il Signore risponde a Teresa attraverso la lettura della 1a Lettera ai Corinti (1 Cor. 12-13), in cui l’Apostolo Paolo, dopo aver paragonato la Chiesa ad un organismo vivente, composto da varie membra, con funzioni diverse e complementari, aggiunge che esiste “una via migliore di tutte”, senza la quale anche i doni più perfetti sono nulla: l’agàpe – ovvero l’Amore.

Teresa esulta:
“Ho trovato, finalmente, la mia vocazione!
La mia vocazione è l’Amore!
Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’Amore.
Così, sarò tutto, e il mio sogno sarà realizzato”.

E così la “piccola Teresa”, varcando le ristrette mura del Carmelo, si è messa “nel cuore della Chiesa”, facendone sue le necessità e le angosce.

È quanto ha voluto confermare Papa Pio XI, quando ha proclamato – nel 1927 – Santa Teresa di Liseaux, “Patrona delle Missioni”, sullo stesso piano di San Francesco Saverio, il più grande Missionario dei tempi moderni.

È quanto ha fatto pure Papa Giovanni Paolo II, proclamandola, il 19 Ottobre 1997, “Dottore della Chiesa”: titolo con cui è riconosciuta ufficialmente “Maestra e Apostola dell’infanzia spirituale”.

Man mano che le riflessioni su Santa Teresa si susseguivano nella “Cappella dell’Ermitage”, non poteva sfuggire alla nostra mente qualche punto di accostamento ideale tra la Santa carmelitana e il nostro San Giuseppe Moscati, “Il Medico Santo di Napoli”, Scienziato insigne e Docente Universitario, morto nel 1927 all’età di 47 anni.

Dalla corrispondenza del nostro Santo, si denota una certa devozione per Santa Teresa di Liseux, della quale teneva esposto, nella sua camera, un grande ritratto, che ora si conserva nelle “Sale Moscati” della Chiesa del Gesù Nuovo.
Il quadro porta la dicitura:
“Beata Teresa del Bambino Gesù”, perché fu acquistato dopo la Beatificazione, avvenuta a Roma il 29 Aprile 1923, per opera di Papa Pio XI.

Il 18 Luglio 1923 – pochi mesi dopo la Beatificazione di Teresa – Moscati accenna ad una “tentazione” di scoraggiamento, superata, in seguito, rifacendosi ad alcune parole di Teresa su questo fenomeno e riportate nella “Storia di un’Anima”.
Pochi giorni innanzi, leggevo nell’autobiografia della Beata Teresa del Bambino Gesù, una frase fatta per me:
“Anche lo scoraggiamento, mio Dio, è peccato”.

“Sì, è un peccato di superbia, perché mi fa credere che possa aver accettato un’auto-opinione di aver fatto grandi cose!
Quando, invece, si è stato sempre un servo inutile”.

Alcune lettere del “Medico Santo”, scritte da Edimburgo (Inghilterra), nel 1923, contengono riferimenti alla “Beata” carmelitana.

Nella lettera del 24 Luglio 1923, indirizzata alla sorella Nina, Moscati la informa di aver visitato la casa dei Gesuiti presso la Lauriston Place, e precisa:
“Entrai e trovai esposta l’immagine della Beata Teresa del Bambino Gesù”.

In un’altra lettera – sempre datata Luglio 1923 – scrive così alla sorella:
“Ho promesso a Miss Nasmyth di inviarle il testo francese della Beata Teresa.
Anzi, Nina, tu potresti inviarglielo a mio nome”.

Questo anche perché Moscati si sentiva obbligato per le tante premure di ospitalità che Miss Nasmyth aveva avuto nei suoi confronti.
Questa sua squisitezza di comportamento è sempre stato il comune denominatore nella sua vita, soprattutto nella sua professione.

Al ritorno da Edimburgo, Moscati approfitta di una sosta a Parigi per scrivere ai familiari, a fondo lettera: “Qui ho trovato, finora, le Edizioni della “Vie de la bienheurese Thérèse …”.

Un’altra testimonianza, di come la spiritualità di Santa Teresa abbia influito sull’Animo di San Giuseppe Moscati, l’abbiamo in una lettera che il “Medico di Dio” scrive il 7 Marzo 1924.
Moscati si recava a Lecce, quasi ogni mese: qui, avendo conosciuto la figlia del Notaio De Magistris, le aveva inculcato la devozione dell’allora Beata Teresa.
Avendo avuto, in seguito, notizia della precoce morte di questa ragazza, Moscati scrive al padre queste commoventi parole:
“Ho qui, sul mio tavolino, tra i primi fiori di primavera, il ritratto di vostra figlia, e mi soffermo, mentre vi scrivo, a meditare sulla caducità (fragilità) delle umane cose!
Bellezza, ogni incanto della vita passa … Resta solo eterno l’Amore, causa di ogni opera buona, che sopravvive a noi, che è speranza e religione, perché l’Amore è Dio.
Anche l’Amore terreno Satana cercò d’inquinare, ma Dio lo purificò attraverso la morte. Grandiosa morte che non è fine, ma è principio del sublime e del divino, al cui Cospetto questi fiori e la bellezza sono nulla!
Il vostro Angelo, rapito nei suoi verdi anni, come la sua diletta Amica, ritrovata negli ultimi giorni, la Beata Teresa, assiste voi e la mamma sua dal Cielo”.

Queste citazioni ci sollecitano a pensare che San Giuseppe Moscati attingesse dalla devozione a Santa Teresa di Lisieux forza e consolazione, per vivere la sua vita interiore, impregnata di profonda unione con Dio e di Partecipazione Eucaristica.

I suoi lunghi incontri mattutini con il Signore e nella Chiesa del Gesù Nuovo, o in quella di Santa Chiara, si configuravano come un centro di gravitazione delle sue giornate massacranti di lavoro e di dedizione agli ammalati, nei quali egli serviva ed amava “la figura di Gesù Cristo”.

Era lo Spirito di Gesù Eucaristico, di cui Moscati si nutriva ogni mattina, che lo spingeva a fare della sua Professione “un Sacerdozio dei corpi e delle Anime”.

Così egli si esprime in una lettera del 1926:
“Beati noi Medici, tanto spesso incapaci di allontanare una malattia, beati noi se ci ricordiamo che, oltre ai corpi, abbiamo di fronte delle Anime immortali, divine, per le quali urge il precetto evangelico di amarle come noi stessi”.

San Giuseppe Moscati non ci ha lasciato documenti scritti, in base ai quali si potesse ricostruire la storia dei suoi rapporti intimi con il Signore, però un suo biglietto, ritrovato dopo la sua morte, ci fa capire quanto egli fosse innamorato del Signore Gesù, quasi eco fedelissima dell’“Amore fino alla follia” di Santa Teresa di Lisieux:
“Mio Gesù Amore – leggiamo in questo biglietto del 5 Giugno 1922 – il vostro Amore mi rende sublime; il vostro Amore mi santifica, mi volge non verso una sola Creatura, ma a tutte le Creature, all’infinita bellezza di tutti gli Esseri creati a vostra Immagine e Somiglianza”.

Ci sembra di ascoltare la voce ispirata di Santa Teresa del Bambino Gesù, la “Santa dell’Amore”, nel leggere questo pensiero di San Giuseppe Moscati:
“Esercitiamoci, ogni giorno, nella Carità.
Non dimentichiamo di fare, ogni giorno, anzi, ogni momento, offerta delle nostre azioni, compiendo tutto per Amore”.

Dal nostro Santo emanava un tale ardore di Carità Evangelica, da trasformarsi in una silenziosa germinazione di quelli che Papa Paolo VI chiamò “i fioretti del Professore Moscati”.

Spesso, tra i malati, c’era chi trovava una banconota di grosso taglio, sotto il proprio cuscino, e non poche volte era lo stesso Moscati a provvedere alle spese delle medicine e a quanto occorreva per gli ammalati.

Per San Giuseppe Moscati, il Vangelo della Carità, testimoniato nella vita quotidiana, è inseparabile dall’Amore e dal servizio alla verità, come si legge in un biglietto da lui scritto il 17 Ottobre 1922:
“Ama la verità, mostrati qual sei, senza infingimenti (finzioni), senza paure e senza riguardi.
E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu accettalo.
E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio”.

Questo scritto – di puro sapore evangelico – inquadrato nel contesto socio-culturale in cui visse e operò San Giuseppe Moscati, saturo di positivismo e di incredulità, ne delinea l’identità di uomo e di credente: sempre pronto a combattere la “buona battaglia della fede”, a camminare nella Verità che è Cristo, il Quale rende il Cristiano libero e vittorioso sulla mentalità del Mondo.
La ricerca e l’Amore alla verità, attraverso cui si è plasmata la personalità umana e cristiana di Moscati, ha caratterizzato lo stile di vita personale e comunitaria della “piccola Teresa”, la quale, durante la malattia, ripeteva:
“Io mi nutro solo della verità” (Novissima Verba).

Tra le ultime parole di Santa Teresa – poche ore prima di morire, il 30 Settembre 1897 – eccone alcune, semplici e vere:
“Mi pare di aver cercato sempre la verità sola.
Sì, ho capito l’Umiltà del cuore”.

“Quella Umiltà – rileva von Balthasar – che sta sul filo del rasoio tra abisso della verità e quello della menzogna; l’Umiltà che non è una Virtù, ma la convinzione di non avere Virtù, perché tutto viene da Dio”.

Padre Giuseppe SAMÀ s.j.
Chiesa del Gesù Nuovo

Padri Gesuiti - Napoli