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Catechesi  Digiuno  - Digiunare... come?
DIGIUNARE… COME?
Nel Tempo di Quaresima e non solo, la Chiesa ci invita al digiuno… ma come farlo?
Il digiuno prescritto dalla Chiesa
Così è chiamato quello prescritto per tutta la Chiesa e che, perciò, è estremamente semplice, perché adatto a qualsiasi persona. Qualcuno potrebbe pensare che sia un digiuno di tutto riposo o che neanche sia realmente tale, perché troppo facile da mettere in pratica, ma non è proprio così. Questo modo di digiunare viene dalla Tradizione della Chiesa e può essere praticato da tutti, senza eccezione.
La base di questo tipo di digiuno è che si faccia colazione come d'abitudine, poi si consumi solo un pasto durante il resto della giornata. Si può scegliere tra pranzo o cena, secondo le proprie abitudini, la propria salute e il proprio lavoro.
L'altro pasto sarà sostituito da un semplice spuntino, secondo le proprie necessità. In questo modo, per esempio, se si sceglie il pranzo come pasto completo, a cena si mangi solo qualcosa che metta nella condizione di trascorrere il resto della notte senza accusare la fame.
L'importante, e qui sta l'essenza del digiuno, è la disciplina, il non mangiare niente oltre questi tre pasti. Quello che importa è troncare l'abitudine di “mangiucchiare”, di aprire il frigorifero più volte al giorno per “spizzicare” qualcosa.
Evitare completamente, in questo giorno, le caramelle, i dolci, i cioccolatini, i biscotti e cose di questo tipo. Lasciare da parte le bevande rinfrescanti ed il caffè.
Per i più indisciplinati (e molti di noi lo siamo) già questo è un vero digiuno e di quelli difficili! In questo tipo di digiuno non si soffre la fame. Più le persone s’impongono una disciplina, più mettono a freno la gola! Ed è proprio questa la finalità del digiuno. Chiunque può praticarlo, perfino gli ammalati, poiché l'acqua e le medicine non lo interrompono; neanche se fosse necessario del latte per assumere queste ultime, poiché la disciplina sarebbe comunque mantenuta. Per gli ammalati o per gli anziani, la disciplina può consistere addirittura nel fatto stesso di prendere le medicine e prenderle correttamente.
Il digiuno a pane e acqua
Questo digiuno consiste nel mangiare pane quando si ha fame e bere acqua quando si ha sete, nient'altro. Non si tratta di assumerli contemporaneamente, al contrario, è proprio questo che si deve evitare. È meglio mangiare un poco di pane alla volta, durante tutto il giorno, così si potrà anche constatare che questo acquisterà un nuovo sapore. Come pure si deve bere acqua varie volte nel corso della giornata. L'organismo ne ha bisogno, perciò occorre berne anche quando non se ne ha voglia.
La cosa più importante e la regola è che si mangi solo pane e si beva solo acqua. Ripeto: non è per tacitare la fame e ancora meglio la sete. Questa è una forma di digiuno che frena maggiormente la nostra gola che, in genere, ci fa agire solo per la pura e semplice soddisfazione di sé. Impone, dunque, la disciplina che combatte il vizio di mangiare tutto il giorno.
Nel digiuno a pane e acqua si consiglia di consumare pane di manioca (pianta o arbusto dell'America meridionale), che è molto sostanzioso, così come il pane integrale. Questi tipi di pane, essendo di grano integrale, sono sostanziosi ed evitano eventuali disturbi. Ma anche un comune panino è sufficiente per fare un buon digiuno, senza essere assaliti dalla fame.
Un errore molto comune che le persone commettono è di fare un giorno di digiuno saltando la colazione del mattino. Così facendo si comincia a digiunare partendo dall'ultimo pasto fatto la sera prima e non dalla mattina. Queste persone, male informate, finiscono per avere, come risultato, un mal di testa, che in genere comincia ben presto: il mal di testa non è l'obiettivo del digiuno.
Inoltre, bisogna ricordare che, nel linguaggio corrente, molte volte, si parla di fare digiuno di dolci, di bevande alcoliche, di rinfreschi, di televisione. Si tratta di una buona pratica, che ha senz'altro un certo valore e che non dobbiamo tralasciare di fare, ma non è corretto dargli il nome di digiuno: in realtà, si tratta di una mortificazione. Quando ci si impone una mortificazione, ci si priva volontariamente di qualcosa, offrendo questa pratica come un sacrificio. Ciò è molto valido e gradito al Signore, essendo un mezzo eccellente per darsi una disciplina e auto-controllarsi.
Ma, come nell'ambito del denaro, la decima è la decima e l'offerta è l'offerta, così nel campo dell'alimentazione e, in relazione alle altre privazioni, il digiuno è digiuno e la mortificazione è la mortificazione. Potete fare quante offerte volete, ma non dovete tralasciare di dare la decima. Allo stesso modo, potete fare quante mortificazioni volete, e questo è buono, ma insisto: non tralasciate il digiuno.
Consigli pratici di Padre Jonas Abib
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