gesù misericordioso
Vai alla Home Page Clicca per scrivere alla redazione
chi siamo editoriale News siti consigliati invocazione allo spirito santo
   Settembre 2010
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
1234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930
Ordina risultati
per
Ti trovi nella Sezione:
COMMENTI AI VANGELI

  GIOVANNI Evangelista
LUCA Evangelista
  MARCO Evangelista
  MATTEO Evangelista
  SALMO 63
  Vari
Commenti ai Vangeli LUCA Evangelista - LUCA 12,35-48 - Parabola sulla Vigilanza - Tenersi pronti per il Ritorno del Padrone -

PARABOLA SULLA VIGILANZA

LUCA 12,35-48

 

“Tenersi pronti per il Ritorno del Padrone”

35 “Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese;
36 siate simili a quelli che aspettano il loro padrone, quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
37 Beati quei servi che il padrone, al suo ritorno, troverà ancora svegli; in verità, Io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
38 E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
39 Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa.
40 Anche voi, tenetevi pronti, perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo”.
41 Allora Pietro disse:
“Signore, questa Parabola la dici per noi o anche per tutti?”.
42 Il Signore rispose:
“Chi è, dunque, l’Amministratore fidato e prudente, che il Padrone metterà a capo della sua servitù, per dare la razione di cibo, a tempo debito?
43 Beato quel servo che il Padrone, arrivando, troverà ad agire così.
44 In verità, vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
45 Ma, se quel servo dicesse, in cuor suo:
“Il mio Padrone tarda a venire” e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi,
46 il Padrone di quel servo arriverà, un giorno, in cui non se lo aspetta e ad un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
47 Il servo che, conoscendo la volontà del Padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse;
48 quello, invece, che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.

(Nuova Edizione della Bibbia C.E.I. 2007)


PREMESSA

Nella maggior parte dei casi, tutti i Vangeli ed anche ciò che vi è scritto sull’intero contesto della Sacra Bibbia, hanno un significato che per noi, Esseri Umani, non sempre è comprensibile al nostro intelletto.

Il Signore ha sempre parlato alla gente, così come lo hanno fatto anche i Profeti, gli Apostoli, gli stessi Evangelisti, con una dialettica che lasciava intendere, unicamente, ciò che Lui voleva che fosse sufficiente alla moltitudine, in quel determinato momento e in quella particolare occasione.

In seguito, dopo la Morte di Gesù, lo Spirito Santo, la Terza Persona della Santissima Trinità, ha “preso in consegna” l’Eredità del Figlio: infatti, ha illuminato e continua ad illuminare la nostra mente, la nostra Anima, il nostro Spirito, affinché ogni Parola, ogni Concetto, ogni Disegno di Dio Padre vengano recepiti, capiti, accettati e portati avanti, per essere un tutt’Uno con la Santissima Trinità.

Quindi, con l’aiuto dello Spirito Santo, cerchiamo di comprendere ciò che questo brano del Vangelo di Luca vuole farci conoscere e, allo stesso tempo, rivelare.

 

COMMENTO AL VANGELO


Sono circa duemila anni che il Signore, tramite il Vangelo, che è un po’ il suo “Testamento”, ci invita ad essere sempre pronti ad attendere il suo “Ritorno”.
Questo non deve meravigliarci più di tanto, ma neppure scoraggiarci per questa lunga attesa, che sembra non terminare mai.

In questo brano del Vangelo di Luca, il Signore afferma ed evidenzia un modo d’azione e di avvertenza, dicendo: “Siate pronti…”.
L’attesa, di cui si parlava prima, non deve mai rimanere vuota e fine a sé stessa, bensì va riempita, nel frattempo, con la nostra Fede in Dio, con il nostro apostolato, con l’esempio di Cristiani Cattolici autentici, ogni giorno, affinché il Signore, quando verrà… “come un ladro”… ci troverà “pronti”… ad accoglierLo ed accettarLo quale nostro “Padrone”, perché abbiamo sottoscritto la sua piena Volontà e dato seguito alla sua direttiva:

“Via, Verità e Vita”


“Le vesti cinte ai fianchi”
è sinonimo di chi, con convinzione e volontà, si sta dando da fare, in prima persona, sia per sé stesso che per gli altri, nell’ambito di un luogo, di un lavoro, di un ruolo o compito, ma sempre in una situazione di “luce”, di chiarezza, che permette di vedere ciò che si fa alla luce delle Fede e che, in questa Parabola, è rappresentata dalle “lampade accese”.

Dobbiamo far sì di essere simili a quei “servi” fedeli e responsabili, che attendono il proprio padrone, ovunque egli sia andato… che indossano ancora le “vesti da lavoro”… tenersi svegli e con “le lampade accese”, segno e mezzo di presenza e di vigilanza, pronti ad aprire la porta della sua “Dimora”, di cui ne siamo anche i custodi, quando arriverà e busserà per potervi entrare.

Tutti coloro che vorranno essere il suo “Tempio”, il suo “Tabernacolo Vivente”, saranno la sua “Dimora”, poiché Lui è il Padrone e noi suoi “servi”: come il Sagrestano è preposto a svolgere mansioni che lo portano a vigilare la Chiesa e il suo interno, il Tabernacolo, in aiuto ed unione al Prete, al Parroco, al Sacerdote… così noi, se saremo “servi fedeli”, dobbiamo fare altrettanto.
Strano e paradossale a dirsi che la nostra vera “città”, la nostra “casa” non sono su questa terra, poiché non siamo altro che pellegrini, in cerca di quella futura, che sarà la “Dimora Eterna”.

“Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese”.

Se “servi” saremo, dovremo indossare anche quella “cintura ai fianchi”, che fa parte sia della nostra tenuta di lavoro, nella “casa del Padrone”, che della veste di viaggio, tenuta salda ai fianchi dalla stessa, per essere più spediti nei movimenti… per destinazioni a cui il “nostro Padrone” ci manderà, secondo la sua Volontà.
Ecco perché siamo pellegrini su questa terra, come ha fatto Dio Padre, inviando il suo Figlio Prediletto ad Evangelizzare il Mondo, affinché divenissimo veri figli suoi e ritornare a Lui, ricalcando le orme di Gesù, dopo la sua Morte di Croce, sulla Via della sua Gloriosa Resurrezione.
“Le lampade accese” stanno a significare la Luce, la Fede, che sono il Signore stesso e che devono illuminare sia noi, che gli altri, ma vogliono dirci anche che il Signore potrebbe venire di notte, come viene evidenziato in Esodo 14,20-24 e come è avvenuto nella Celebrazione della Pasqua: “La notte è avanzata, il giorno è vicino” (Romani 13,12).

“La cintura ai fianchi” rappresenta, in aggiunta, anche la nostra umiltà a “servire” sia il Signore che il nostro Prossimo… “le luci accese” testimoniano, con la loro rappresentazione, la nostra Fede in Cristo e, di conseguenza, “servirLo” in Tutto e in Tutti.

“Siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa”.

Il padrone, in questo caso il Signore, verrà e busserà alla porta di quel “tabernacolo” che siamo noi e che dovrebbe essere non solo la sua “Dimora”, ma anche la nostra “coscienza”, quel cuore che tanto trepida per l’attesa del suo Arrivo e della sua Visita a noi, suoi “servi”.

Lo attenderemo al ritorno della sua “Celebrazione Nuziale”, che è stata nient’altro la sua Vita terrena e che, con la sua Morte di Croce, ha posto termine alla sua Missione terrena…
Allo stesso tempo, invece, è iniziata un’unione “sponsale” tra noi e Lui, che è lo “sposo”; pranzerà con noi (Lc. 5,34)… essendo “una sola carne e un solo Spirito”… con noi, “suoi servi”, ogni giorno della nostra vita, nella Celebrazione Eucaristica, la quale sarà anche un’anticipazione di quella Vita futura.

Quando arriverà e busserà alla nostra “porta”, la condizione per dare seriamente e rispettosamente un seguito alla sua accoglienza sarà quella di essere “uomini” pronti, desiderosi e convinti di accoglierLo, come hanno fatto gli Ebrei, dopo la Liberazione dall’Egitto, celebrandola e vegliando nella Notte di Pasqua.

“Beati… li farà mettere a tavola e passerà a servirli”.

La Pasqua, oltre ad essere la Cerimonia Nuziale del Signore, è anche quel Rito che ci porta a ricordare la Liberazione del Popolo Ebraico dalla Schiavitù in Egitto.
La Morte del Signore, nel periodo della Pasqua Ebraica, non è stato un Avvenimento occasionale, bensì un Disegno di Dio.

Infatti, in Egitto, gli Ebrei sacrificavano a Dio un “agnello o capretto maschio” di un anno, senza rompere ad esso le ossa; la carne veniva arrostita e mangiata e il suo sangue veniva spruzzato sugli stipiti e architravi delle loro case, affinché il Signore li proteggesse insieme ai Primogeniti.
Gesù, in Croce, è l’“Agnello Pasquale”!

Come ben si ricorda e come afferma la Sacra Scrittura, non furono spezzate le Ossa del suo Corpo.
Il suo Sangue e la sua Carne, nell’Eucaristia, sono a protezione di chi ne fa richiesta come “Cibo di Salvezza” e protezione dagli assalti del Nemico.

Gesù si è già offerto sulla Croce, come “Agnello Pasquale”, per la Salvezza dell’Umanità e in questo Vangelo ci fa capire anche che “si cingerà le sue vesti…”, per servire coloro che, a loro volta, sono cinti ai fianchi e sono “servi” suoi e degli altri.
Questo suo e nostro servire non va inteso, sia ben chiaro, come sudditanza, bensì come espressione di vero Amore e questo suo gesto lo rinnova e lo perpetua in ogni Celebrazione Eucaristica, che è Banchetto Nuziale e Pasquale, allo stesso tempo.
Inoltre, il Signore, per non smentirsi mai, ci ha anche detto, a conferma di tutto ciò:
“Appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti” (Mt. 20,28).

“E se giungendo nel mezzo della notte… perché il Figlio dell’Uomo verrà nell’ora che non pensate”.

Il tempo della nostra vita terrena è un lungo e faticoso cammino, un pellegrinaggio verso il Signore… simile alla durata di una notte, che terminerà se non all’alba…: è nient’altro un tempo simile ad una “gravidanza” dell’Eternità, che dovrà venire in tutta certezza.

La notte, secondo gli Antichi, veniva divisa in tre Vigilie:

la Gioventù… la Virilità… la Vecchiaia

Ogni giorno, assistiamo alla morte di persone che fanno parte di questi tre gruppi di vigilie: bambini, adolescenti, giovani… uomini e donne nel pieno vigore della loro vita… persone che si avviano sulla strada della vecchia.
In tutti questi casi, il Signore può venire all’improvviso, “come un ladro” e, quindi, bisogna essere sempre vigilanti per essere nelle giuste condizioni e pronti per accoglierLo, come ci dice nel Vangelo, per meritare i Doni Eterni e partecipare alla sua Eterna Gloria.

Mentre il “ladro” - Satana - è in agguato, lo è sempre e lo sarà sempre.
Potrebbe far visita alla nostra “casa” per scopi tutt’altro che edificanti e, oltretutto, a nostra insaputa… il Signore verrà sì, inaspettato simile ad un “ladro”, ma con uno scopo ben diverso e preciso: esaudire il nostro desiderato incontro con Lui, entrare nella nostra “casa”, dopo aver bussato, al contrario del ladro e di Satana, per stare in comunione con noi, se staremo svegli e saremo pronti, perché un “ospite”, se lo si invita con piacere, lo si deve anche attendere con le dovute regole e sentimenti.

“Allora Pietro disse: ‘Signore, questa Parabola la dici per noi o anche per tutti?’”.

Come Pietro, così anche noi, rivolgendoci al nostro Prossimo e a noi stessi, ci riproponiamo sempre questa domanda di Pietro.
Il Signore, riguardo a questo passo, si riferiva, soprattutto, agli Apostoli, ai Ministri di Dio, che devono essere sempre vigilanti, non solo per sé stessi, ma anche per gli altri, dovendo essere dispensatori fedeli e prudenti dei Doni di Dio a tutte le Anime.
Il Signore, e lo si può affermare, è presente tutti i giorni nelle nostre buone opere, viene nell’Eucaristia, nella preghiera… e verrà anche per ognuno di noi, a prescindere dalle nostre convinzioni e responsabilità sociali, politiche, religiose…

“E il Signore rispose: ‘Qual è, dunque, l’amministratore… la razione di cibo?’”.

Il Signore, rispondendo a Pietro, ci fa capire che l’Uomo è proprietario di “nulla”, è solamente amministratore di tutto ciò che gli è stato dato, consegnato o concesso da Dio e, in qualità di suo “servo”, deve permanere in questo ruolo per confermarsi, ancora una volta, quello che è veramente: suo “servo”, ma prescelto, tra tutti i suoi discepoli, per amministrare i suoi Beni, accudire la sua “Dimora”.
Deve essere un “servo” fedele, in quanto deve eseguire la Volontà del Signore e anche essere onesto e saggio, a tal punto, da comprendere che tutto ciò che amministra non è di sua proprietà.
Tutto ciò vale anche per noi stessi e per tutti coloro che, oggi, lavorano nel sociale, nella Politica, nella Religione, nell’Industria, nel Commercio… e nella “vigna del Signore”…: dobbiamo essere “servi” gli uni gli altri, onesti, fedeli, saggi come si è detto e non “padroni”.
La nostra responsabilità di “servi” ci deve portare a donare, a dare “la razione di cibo”, ovvero il pane quotidiano, come quello della “Moltiplicazione” di Gesù, così come quello “dell’Ultima Cena”, che rappresenta il suo Corpo Mistico, compito questo che spetta unicamente ai Sacerdoti: l’uno per la sopravvivenza fisica, l’altro per quella spirituale.

“Beato quel servo… a capo di tutti i suoi averi”.

Come il “servo” fedele e saggio rimane in attesa dell’arrivo del suo padrone fino all’ultima “ora”, così anche noi, suoi “servi” fedeli, parteciperemo al suo Amore di Padre, ma anche a quell’Amore di Figlio, che proviene dal Padre, cioè da Dio stesso.
Questo Amore di Padre, da cui scaturiscono “tutti i suoi averi” è, in definitiva, la Vita Eterna: premio finale che non proviene da ciò che ognuno di noi ha avuto nella vita, bensì sarà un premio per quello che noi abbiamo saputo e voluto condividere con gli altri.

“Ma se quel servo dicesse… lo punirà con rigore assegnandogli il posto fra gli infedeli… A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà chiesto molto di più”.

Qui il Signore insiste ancora una volta sul comportamento dei Ministri di Dio, senza scendere in rimproveri mirati; insiste sul dovere che un Ministro o Rappresentante del Signore deve svolgere: vigilare sempre sulle Anime e compiere, con grande consapevolezza e responsabilità, il Mandato o il Ministero a lui affidato dalla Chiesa di Cristo, preoccupandosi del rendiconto finale, quando sarà al Cospetto di Dio.
Se un “servo”, quale noi siamo, o un “Ministro-Servo” del Signore pensasse e credesse che la vita terrena sia un continuo appagamento dei nostri desideri e piaceri, non sarà mai in grado di curare né la sua Anima, né quella degli altri e, di conseguenza, è portato – con il contributo di Satana – a maltrattarle - “a percuotere i servi e le serve” - abbandonandosi ad una vita disordinata – “a mangiare, a bere e ad ubriacarsi”: così stando le cose, sarà considerato come un infedele e sarà punito dal Giudizio di Dio – “e lo punirà con rigore, assegnandogli il posto fra gli infedeli”.

Coloro che, conoscendo la Volontà del Signore ed avendo ricevuto molto di più degli altri e dato poco nulla al Prossimo, saranno puniti severamente dalla Giustizia Divina, perché si sono resi “servi infedeli”.
Anche nella nostra vita sociale, tutti coloro che hanno ricevuto mansioni e privilegi superiori agli altri, saranno soggetti a render conto, a chi di dovere, delle loro responsabilità e del loro patrimonio: ognuno è responsabile in proporzione alla conoscenza che ha della Volontà del Signore.

Sia i Ministri di Dio, che ognuno di noi, non siamo altro che dei pellegrini su questa terra: come pellegrino deve sempre tener presente che non gli occorre il superfluo.
Il confronto, di cui il Signore fa con i pellegrini del suo tempo, sta nel fatto che essi, quando viaggiavano o lavoravano, portavano lunghe vesti, le quali, affinché non fossero di impedimento nei movimenti per chi le indossava, venivano raccolte con una cintura ai lombi, ai fianchi.
La stessa cosa fece Gesù quando lavò i piedi ai suoi Apostoli, come atto di Amore e non di servitù.

Il Sacerdote è dispensatore dei Beni Celesti: Battesimi, Eucaristia, Confessione, Benedizioni, Esorcismi, Santa Messa, Estrema Unzione… ed è, soprattutto, responsabile, davanti a Dio, delle Anime che incontra, che conosce, che gli vengono affidate.
Una sua vita disordinata, vissuta nella leggerezza, sarà punita, per l’infedeltà fatta al Signore.

Dal momento che ognuno di noi viene a conoscenza della verità e della giustizia, deve prendere in seria considerazione queste realtà ed agire di conseguenza, senza compromessi, bensì essere autentici “servi fedeli”.
Un comportamento fuori dalle “righe”, una mancanza di pietà e di correzione fraterna, di umiltà, di educazione, sia nostra che di un Ministro di Dio, può recar un danno incalcolabile e forse anche irreparabile, a noi stessi e ad altre Anime.

“Il servo fedele”, che ha conosciuto la Volontà del Signore e non la metterà in pratica…“riceverà molte percosse”: altro non sono che la “Giustizia di Dio”.
Da buoni discepoli di Cristo, “cingiamoci i fianchi”… per servire il nostro Prossimo, con Umiltà e, allo stesso tempo, teniamo sempre le “lucerne accese”… per far conoscere la luce della Fede, della Via, della Verità e della Vita nel Signore.
Entrambi gli aspetti “cingiamoci i fianchi”… e le “lucerne accese”… testimoniano due effetti che si completano a vicenda: mettersi al servizio del Signore nei nostri “fratelli” e, illuminati dalla Fede in Cristo, non avremo ostacoli alla diffusione del suo Amore, in quanto:

siamo stati creati dall’Amore di Dio,
con tutto il suo Amore e,
donando il nostro Amore a tutti,
ritorneremo all’Amore Eterno.

Piero FIORE