Domenica 21 Aprile 2019
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Profeti Il Profeta Osea

IL PROFETA OSEA

 

Osea, figlio di Beerì, contemporaneo di Amos e per un certo periodo, dei Profeti Isaia e Michea, che professarono il loro Ministero nel Sud della Nazione, nel territorio di Giuda.
Il “Profeta dell’Amore”, di cui parliamo qui, occupa il primo posto nel Libro dei Profeti Minori, chiamati tali perchè scrissero libri brevi.
Essi furono 12.
Osea è stato colui che ha avuto maggior risalto e risonanza fra tutti gli altri Profeti in determinati ambienti: fu ascoltato da coloro che diedero inizio al Deuteronomio, da Geremia, dai cultori della letteratura sapienziale (che parlava cioè di Sapienza), soprattutto sul tema del Matrimonio, del rapporto tra Dio e popolo, dell’immagine paterna, applicata sempre a Dio per il suo popolo, della spiritualità cristiana e anche di quella idea, così tipicamente profetica, che Dio preferisce la Misericordia, anziché i sacrifici di animali in Suo onore (Os. 6,6).

Osea, in ebraico vuol dire: “Salvato dal Signore” - “Che soccorre o salva”.

Di lui non si conosce la città di appartenenza, né la data di nascita, né quella della sua morte, però è risaputo che visse nel Secolo VIII a.C., esercitando per circa 50 anni il suo Ministero nel Regno ebraico scismatico di Samaria, nel Nord di Israele, (721 a.C.) come il Profeta Amos, sotto il dominio di Geroboamo II (782-753 a.C.) e, in seguito, sotto i successori di quest’ultimo.

Chi dovesse leggere il Libro di Osea nella Bibbia, soprattutto i primi tre Capitoli, e non comprendesse il vero significato nel suo contesto, potrebbe incorrere in forti malintesi, come sono incappati i Testimoni di Geova quando, stravolgendo la Bibbia a loro piacimento, affermano che Gesù ha avuto diversi fratelli e che quindi la Madonna sarebbe madre di numerosi figli, ignorando una verità storica che, ai tempi del nostro Signore, i cugini, per sette Generazioni, venivano chiamati “fratelli”.
Pensate che, ancor oggi, nell'Italia meridionale, soprattutto in Campania, i cugini vengono chiamati "fratelli cugini".

La vita coniugale e familiare di Osea fu abbastanza tormentata, drammatica, sofferta, a causa della moglie Gomer, poiché, dopo il matrimonio, divenne una donna di facili costumi, una prostituta. Infatti, abbandonò il marito Osea, dopo avergli dato tre figli.
Al primo, diede il nome simbolico di Izreèl, che significa “Dio disperde”.
Al secondo, che fu una femmina, ma che non era figlia sua, bensì di padre ignoto, diede il nome di Lo-Ruamma, dal significato “non compatita – che non ottiene compassione”.
Al terzo, diede il nome di Lo-Amni, che significa “non popolo mio”, anch’esso non vero figlio di Osea.
Questi nomi, assegnati da Osea ai figli, non sono casuali, bensì mirati e pieni di significato.

La sua situazione familiare la identifica appieno nella situazione socio-politica e religiosa di Israele, di cui egli era un testimone vivente.

È presumibile che Dio abbia permesso che il Libro di Osea facesse parte della Bibbia, onde far comprendere tante cose: dal male può scaturire il bene e, in analogia a tempi, luoghi e personaggi biblici, l'infinita Misericordia del Signore porta a realizzare sempre ciò che a Lui è più gradito.

Il messaggio di Osea coincise, in buona parte, con quello di Amos e cioè:

Denunciò le ingiustizie socio-politiche.
Le violenze.
La corruzione dei governanti e dei partiti politici.
Le persecuzioni.
Gli abusi;

Le infedeltà che commettevano i Sacerdoti, i quali abbandonavano lo zelo per il Ministero che esercitavano e istradando il popolo alla perdizione.
Denunciò le alleanze straniere, basate su intrighi, per fini che andavano contro l’interesse del popolo stesso e il culto superficiale e falso.
Inoltre, condannò l’idolatria culturale, che si basava nell’adorazione al dio Baal, e di cui anche sua moglie Gomer fu una seguace, con i suoi riti della fertilità e dell’adorazione del vitello d’oro, che fu introdotto da Geroboamo I nel 931 a.C., al momento della separazione del Regno del Nord con quello di Giuda nel Sud.

A differenza di Amos, Osea non pensò e nemmeno credette a un castigo totale e molto duro verso l’Umanità, bensì era convinto che una serie di castighi passeggeri portassero a una vera conversione: “Ritornerò al mio posto, finché espiino e cerchino il mio volto” (Os. 5,15).

Per Osea l’infedeltà della moglie Gomer fu come l’infedeltà d'Israele verso Dio: Gomer, sposa infedele, come Israele, sposa indegna di Dio.
La prostituzione di Gomer fu pari a quella che Israele attuò nei riguardi degli Idoli e al dio Baal, in particolare.
Quando per Israele tutto procedeva a gonfie vele, Yahweh (Dio) era l’Unico a cui si affidavano; ma quando le cose si mettevano male o per il verso storto, ecco che il Popolo di Israele si “prostituiva” con chicchessia, per reconditi (nascosti) fini che andavano contro la moralità e la Volontà di Dio.

Il Popolo di Israele è stato, lo è tutt’ora e lo sarà, per il Signore, il “Popolo Eletto”, però ciò non comporta il fatto che non sia soggetto a sofferenze atroci, dovute al suo comportamento, al riconoscimento del Vecchio Testamento e ignorando volutamente il Nuovo. Ciò è confermato dai tempi più remoti, come ci è possibile constatare leggendo le Sacre Scritture.

L’amore che Osea nutriva per la moglie Gomer era sincero, incondizionato, a tal punto da riscattare, con il denaro, la stessa libertà della sua consorte, caduta come schiava-prostituta in mano a nefandi (scellerati) personaggi di quel tempo, i quali si scagliarono, addirittura, contro la dignità del “povero” Osea.

Questo amore grande e anche sconcertante che Osea ha sempre nutrito nei confronti di Gomer, era paragonabile, in modo emblematico (simbolico), all’Amore che Dio nutriva per il Popolo di Israele.
Infatti, nonostante l’infedeltà del suo Popolo, Dio usò Amore, Misericordia e Perdono, riscuotendo tanta conversione; instaurò un “nuovo sposalizio” con chi non si era dimostrato “fedele” per aver ripudiato le Sue Leggi di Vita Eterna.

Come l’amore spinse Osea a ricercare la propria moglie e a riscattarla, così Dio, tramite il suo Figlio Prediletto, Gesù Cristo, ha riscattato, non solo il Popolo di Israele, bensì l’intera Umanità, con un ulteriore gesto di vero Amore: l’offerta, la Passione e la Morte di Croce del suo Figlio Unigenito, Gesù Cristo.

Un Amore tre volte “inchiodato”:
Amore infinito,
Misericordia incommensurabile,
Partecipazione alla Vita Eterna.

Anche Osea, al pari del Profeta Amos, è di grande attualità.
Imitiamolo, per tutto ciò che egli ha fatto, facendo anche noi la nostra parte:
riscattiamo questo Mondo,
che si sta “prostituendo”,
ormai da tanto tempo,
a e per Satana.

Piero FIORE