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Articoli Religiosi L'importanza dell'Eucaristia e il dovuto rispetto

L’IMPORTANZA DELL’EUCARISTIA E IL DOVUTO RISPETTO

 

I Cristiani, oggi, si avvicinano all’Eucaristia, nella Celebrazione della Santa Messa, con un rispetto che lascia molto, ma molto a desiderare, anzi, in maniera quasi deplorevole.
Dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, si è fatto un abuso indiscriminato… con il relativo comportamento irriverente, il ricevere il Corpo di Cristo, sotto le specie del Pane Consacrato nella Celebrazione della Santa Messa.
Da allora, non vi è stato più il dovuto rispetto che si richiede per accogliere il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità di nostro Signore, Gesù Cristo, immolatosi per i nostri peccati e per la nostra salvezza eterna.
Il minimo che si possa fare è quello di ricevere, in noi, la Santa Eucaristia, con il massimo rispetto, e non comportarsi come si fa, tutt’ora, prendendoLa con le mani, (dopo aver stretto le medesime, chissà quanto sporche, a più persone, in segno di pace).
La si va a ricevere in piedi… anziché in ginocchio, che è segno di riverenza e rispetto.
Si ritorna al proprio posto con le mani in tasca, o sorridendo, o scherzando, o parlando e, infine, si esce dalla chiesa subito dopo la Funzione Religiosa, senza il minimo ringraziamento per Ciò che abbiamo reso “Ospite”, nella nostra casa, la quale è anche Tabernacolo Vivente del Signore.
Un “Ospite” così importante, che è il Corpo di Cristo, viene accolto senza onori, nel peggiore dei modi, come se fosse un “pezzo di pane” qualsiasi: se il “Mondo” Cattolico Cristiano e Clericale nutre un tale rispetto verso il Signore, cosa ne sarà di tutto il resto?…

La Redazione


Scusate se parlo di questo scottante argomento, poiché, oggi, pochi ne parlano, in quanto “argomento scomodo, superficiale e scottante” al tempo stesso.

Chi oserebbe contestare che la preparazione culturale e, quindi, la consapevolezza e la capacità di giudizio degli Uomini moderni è decisamente migliorata rispetto ai tempi bui dell’antichità?
Non è questo che ci insegnano in ogni occasione?
Ed allora, nessuno, certamente, si stupirà se, forte di questa nostra migliore capacità di giudizio, considero che, perfino gli opuscoli diffusi nelle Parrocchie a cura dell’Autorità Ecclesiastica, siano pari a qualunque altro Documento Ufficiale della Chiesa, soprattutto quando in essi si fa riferimento esplicito alle disposizioni della CEI - 3 Dicembre 1989.
È questo il caso di un opuscolo, diffuso nelle Parrocchie della Diocesi di Torino, con il quale si spiega, in modo particolareggiato, come fare “a ricevere la Comunione sulla mano”.
Ovviamente vi è anche un lungo “pistolotto” – “scritto di rimprovero o di esortazione, enfatico e retorico” - che ha la pretesa di fornire delle giustificazioni per questa novità, che certo non tocca una Verità di Fede, ma che ha molto a che fare con il “sacrilegio”.

Ma andiamo con ordine.
Innanzitutto, sul frontespizio di questo opuscolo, abbiamo ritrovato il testo, più volte citato, di Cirillo di Gerusalemme.
Per chi non lo sapesse, si tratta di un antico Testo che, unanimemente, si riconosce non attribuibile a San Cirillo di Gerusalemme (ca. 315 – 387), bensì, con tutta probabilità, al Vescovo Giovanni.

Questa Fede della Chiesa riguardo all’Eucaristia non cambia nei secoli, ma la manifestazione esterna di questa profonda Fede può cambiare, in relazione ai tempi e alla cultura dei fedeli.
Ci sembra proprio che qui stia scritto che una cosa è la Fede della Chiesa e dei Fedeli, altra cosa è la conduzione di vita che la Chiesa e i Fedeli mantengono.
La Fede è qualcosa di “intellettuale” e di “concettuale”, che mantiene un rapporto di dipendenza rispetto ai tempi e alle culture: così che sono la cultura e i tempi a dire alla Fede come deve manifestarsi.

Se non andiamo errati, una volta la Chiesa insegnava che era la Fede a dover informare la cultura e i tempi, e non viceversa: tanto che ci si doveva sforzare di diventare dei buoni Cristiani, cioè di vivere in conformità alla Fede.
Il che non significava altro che era la Fede a far si che una data cultura fosse quella e non altra, un certo tempo fosse quello e non altro: cultura della Fede, tempo della Fede.

D’altronde, quando non è così, l’alternativa è qualcosa di contrario alla Fede.
Se, per esempio, la cultura e i tempi inducessero i Fedeli a considerare più idoneo l’uso delle motorette per spostarsi in chiesa, per cui si renderebbe necessaria la costruzione di nuove chiese “ad hoc”, come farebbe la Gerarchia Cattolica a dire che non è possibile, dopo aver affermato che la “manifestazione della Fede può cambiare in relazione alla cultura?”.

Ne è un esempio (dei cambiamenti in “relazione ai tempi e alla cultura dei Fedeli”) il modo di ricevere la Santa Comunione: invece d’inginocchiarsi alla balaustra, come si faceva fino a diversi anni fa, oggi… si va processionalmente all’Altare e si riceve in piedi il Pane Eucaristico.
Potenza stravolgente della “comunicazione”!
Cioè, come dire una bugia… senza darlo a capire.
Come dire che le ginocchia sono più sante di ciò che noi andiamo a ricevere.

Di grazia, quando mai non ci si inginocchia più alla balaustra, anche perché è stata fatta “sparire”, in forza dei tempi e della cultura?
Il Diavolo fa le pentole, ma non i coperchi!
Il Maligno ha saputo “adoperare” certe Autorità Ecclesiastiche influenti e Laici per arrivare a dissacrare la Divinità di nostro Signore Gesù Cristo.

Ma se lo sanno tutti che questo nuovo modo di ricevere la Comunione è stato “imposto” dai soloni (legislatori, riformatori delle Leggi) del Modernismo Clericale!
Anzi, i Fedeli, or sono parecchi anni (e non pochi anni), non riuscivano a comprenderne il perché.
Oggi, dopo decenni di condizionamento palese e occulto, durante i quali i pulpiti (si fa per dire) hanno tuonato contro le resistenze superstiziose dei nostri padri, ci si viene a raccontare e ci si vorrebbe far credere che non ci si inginocchia più perché così ha voluto la “cultura dei Fedeli!”.
Ci vuole una bella faccia tosta!

Si dice anche che, oggi, si va processionalmente all’Altare.
Attenti, cari amici ingenui, che ancora credete nella buona fede di certi Preti e Vescovi, che sono diventati peggiori dei fustigatori di Nostro Signore.
Quando mai, oggi, si va “processionalmente all’Altare”?
Al massimo… si va processionalmente (anche questo è un termine ad effetto del tutto gratuito e di fatto improprio) fin dove sta il “tipo” o la “tipa” che distribuisce le Ostie Consacrate.
Perché, allora, scrivere così?
Semplice: perché qualcuno sta già pensando di costruire una nuova “modificazione culturale”, in base alla quale si può andare e venire dall’Altare, a proprio piacimento, magari per dire la Messa.
Esagerazioni?
Siamo noi che vediamo anche quello che non c’è?
Attenti!
Era proprio così che si diceva, qualche decennio fa, e guardate adesso come siamo ridotti!

Per quasi mille anni, i Cristiani, durante la Santa Messa, ricevevano la Comunione sulla mano e mettevano poi in bocca il Pane Consacrato.
Era inevitabile il richiamo del “ritorno alle origini”.
È questo un motivo che non manca mai nelle esposizioni dei modernisti: facciamo di nuovo come facevano i primi Cristiani, cioè ritorniamo alle usanze più “semplici” di “un tempo”, rigettiamo tutte le “sovrastrutture” sopraggiunte, con il tempo, per volontà del Potere Clericale.

Già Martin Lutero parlava così e poi… gli atei!
Oggi… sono i modernisti che pensano e parlano in questo modo!
Certo, noi siamo un po’ ignoranti, non abbiamo studiato come i modernisti, non siamo dei liturgisti, ma… nella nostra semplicità… ci si consentirà di fare qualche piccola considerazione storica?

Se ci si richiama alle Forme Liturgiche dei primi “mille anni” come mai, allora, non si parla anche di ripristinare il “velo” davanti all’Altare, così da tornare a separare il Celebrante dai Fedeli, e da effettuare la Consacrazione al coperto dagli sguardi di tutti?
In Oriente, da parte degli Ortodossi, è ancora in uso “l’iconòstasi” – “parete decorata di icone che separa il Presbiterio dallo spazio riservato ai fedeli” - come lo era, un tempo, anche in Occidente.
E ciò lo possiamo anche riscontrare nella “Tenda di Mosé”, Tabernacolo Viaggiante, suggerita in “toto” da Dio, che è poi il preludio al Tempio di Salomone!

È solo un esempio, se ne potrebbero fare tanti altri, ma è utile ricordare certe cose, perché così è più facile comprendere come i richiami all’antico vengano fatti solo a senso unico, ad uso e consumo della “concezione modernista” della Fede e della Dottrina Cristiana.

Dall’esempio da noi proposto, si può facilmente comprendere come un ritorno, all’antica forma dell’Altare e all’antica modalità della Consacrazione, sconvolgerebbe i piani “innovativi” dei modernisti, che mirano solo all’abolizione dell’Altare (che ormai chiamano “mensa” – basti vedere come si comportano i Neocatecumenali), in contrasto con i duemila anni di Liturgia della Chiesa Universale, d’Oriente e d’Occidente, ma, per contro, in perfetta rispondenza con le personali “vedute” di Martin Lutero e compagni.
Altro che “ritorno alle origini”!

Per ciò che riguarda, poi, la veridicità di questi richiami a “come facevano i Cristiani di un tempo”, rimandiamo all’articolo sull’Archeologia Liturgica, in un’altra parte del presente notiziario, così che si possa valutare appieno il valore “scientifico” di certe pretese.
Da questa data - 03 Dicembre1989 - i Fedeli sono liberi di scegliere, personalmente, tra il ricevere la Comunione sulla lingua o il riceverLa in mano.
Potenza del libero agire e della libertà personale!

Ci si chiede:
“In base a che cosa, i Fedeli sono liberi di scegliere questo o quel modo di ricevere la Comunione?”.
Il testo non lo dice - come al solito! - ma par di capire che la scelta verrà fatta in base alla cultura del Fedele.
Ora, qualcuno ci dovrebbe spiegare in che cosa consista, praticamente e realmente, la cultura della lingua e la cultura della mano, e qual è la differenza tra le due culture.
In realtà, non di queste facezie assurde si tratta, bensì della necessità d’instaurare un processo di personalizzazione dei comportamenti liturgici, di modo che, ognuno, alla fine, possa fare come gli pare, in questa… come in altre occasioni.
Esagerazioni?
Noi, che apparteniamo allo stuolo dei semplici Fedeli, siamo portati a pensare che vi debba essere un modo più corretto e più giusto di un altro per ricevere la Santa Comunione e, consapevoli della nostra limitatezza, chiediamo alla Chiesa quale sia questo modo più giusto. E cosa ci risponde la Chiesa?
Fate voi!
Che bel modo di fare il Magistero!
E allora?
Allora, me la sbrigo io!…
“Secondo me”, è più giusto così!…
E via, con l’esaltazione dell’individualità, con le divisioni e le diatribe, con le gare a chi è più bravo.
È così che fanno i Protestanti, che sono, infatti, spezzettati in miriadi di Congreghe, di Chiesuole e di Sette.

Questa possibilità di ricevere la Comunione sulla mano può essere un’occasione per aumentare, in tutti i Fedeli, la consapevolezza della loro dignità, in quanto Membri del Corpo Mistico di Cristo…
Parole magiche: “aumentare la consapevolezza”!
Come dire che, ricevendo la Comunione sulla lingua, è inevitabile che si perda un’occasione di consapevolezza!

C’è proprio da chiedersi:
“Che razza di materia grigia alberga in certi cervelli?
Ma, di grazia, come si fa ad affermare insulsaggini (stupidaggini) del genere?
O, forse, si è convinti che, in un prossimo futuro, per aumentare ulteriormente questa consapevolezza, sarà magari opportuno portarsi a casa un “pezzo” del Santissimo Sacramento, piuttosto che adorarLo in chiesa?”.

E non ci si venga a dire che a tutto c’è un limite, perché prima si è partiti affermando che l’unica misura valida è l’insieme dei tempi e della cultura dei Fedeli.
Delle due… l’una.
Se, oltre a tutto ciò, dovessimo pensare e riflettere a quello che fanno la maggior parte dei Cristiani prima di ricevere il Corpo di Cristo, avallato da molti Sacerdoti, e cioè stringere la mano a più persone in “segno di pace” e andare poi a Comunicarsi con mani che non conoscono mani, ma che, invece, sanno cosa vanno a prendere!
Che disgrazia!
Che incoscienza!
Che rispetto abbiamo per il nostro Signore, in quanto tutto è ormai diventato riduttivo?

Ci inchiniamo e portiamo rispetto ad Autorità d’ogni genere, però… al cospetto del Nostro Signore… siamo ormai divenuti indifferenti e non rispettosi, sia per nostra scelta che per suggerimento sciagurato di chi ha voluto farci credere ben altro.
D’altra parte, la lingua non è più santa delle mani: l’intera persona è santa, in quanto è Tabernacolo Vivente del Signore e nessuna parte di essa è più santa di un’altra.
Questa perla, posta a conclusione del “pistolotto” – “scritto di rimprovero o di esortazione, enfatico e retorico” - è la riprova che, quando ci s’incammina “a corpo libero” lungo una strada accidentata, si finisce sempre per inciampare e cadere.

Scusatemi per questa mia espressione: a quando la Comunione in polvere, aspirata con la cannuccia?
O si vorrà, forse, un giorno, impedire al santo naso di fare anch’esso la sua parte?
Viene da chiedersi se cose del genere le scrivano proprio dei Preti o colori che fanno parte del Clero, in generale!

Ciò che veramente conta ed ha importanza assoluta, è che la Comunione venga ricevuta sempre con grande Fede, rispetto ed impegno.

Ed eccoci, finalmente, alla fine del “pistolotto” in questione e in cui si dice:
Non importa assolutamente niente del modo in cui si riceve la Comunione… la cosa veramente importante è che la si riceva con “fede, rispetto ed impegno”.
Bene per la Fede, senza la quale ricevere la Comunione sarebbe una vera e propria blasfemia (bestemmia) e condurrebbe diritto all’Inferno - dove vanno a finire anche coloro che non ci credono.
Ma, davvero, la Comunione non si riceve con atteggiamento di adorazione?
No!
Sembra proprio che l’estensore del “pistolotto”, cioè colui che lo ha redatto o scritto, non ne sappia assolutamente niente.
Per lui, ciò che conta, “veramente”, è il rispetto e l’impegno, cioè due di quelle categorie etiche, buone per tutte le occasioni, e delle quali onnivalente del “rispetto e dell’impegno”.

Per quando ci riguarda, facciamo solo notare che l’assunzione dell’Ostia Consacrata è atto rituale, per eccellenza, della partecipazione umana alla Persona ed alla Volontà di Dio.
Atto che, solo in via secondaria, implica la consapevolezza umana, poiché esso è, principalmente, un Atto Divino, da Dio predisposto, da Lui espressamente voluto per la nostra salvezza e in cui è Lui il Solo ad agire.

Il Credente è oggetto della Volontà di Dio e docile strumento della Sua Azione: è per questo che la Chiesa si è sempre preoccupata di esprimere, nella maniera più chiara e più convincente, con i mezzi, con i gesti e con i comportamenti più incisivi e coinvolgenti, che fra Dio e l’Uomo vi è una distanza incommensurabile - incalcolabile.
Che, a fronte della Infinità di Dio, sta la infima piccolezza dell’Uomo…
Che all’incontro della Magnificenza della Sua Grazia, unilaterale e gratuita, va la miseria e la caducità – fragilità dell’Anima umana, bisognosa del Suo Amore.
L’Apostolo Paolo diceva:
“Abbiate, in voi, gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù” (Filippesi 2,5).

E il Santo Padre, Pio XII, ricordava come da tutti i Cristiani si esige di riprodurre in sé stessi: “…l’umile sottomissione dello Spirito, cioè l’adorazione, l’onore, la lode e il ringraziamento alla Somma Maestà di Dio”.
Richiede, inoltre, di riprodurre, in sé stessi:
     · le condizioni della vittima…
     · l’abnegazione di sé, secondo i Precetti del Vangelo…
     · il volontario e spontaneo esercizio della penitenza…
     · il dolore e l’espiazione dei propri peccati.
Esige, in una parola, la nostra mistica morte in Croce con il Cristo, in modo da poter dire con San Paolo:
“Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato sé stesso per me. Sono confitto con Cristo in Croce” (Galati 2,20) (c.f.r. Mediator Dei, parte seconda, II § 2 di P.P. Pio XII).

Questo bisognerebbe insegnare, nuovamente, ai Fedeli, altro che i luoghi comuni del rispetto e dell’impegno, semmai questi ne deriveranno come automatica conseguenza di un sentire più profondo, che non necessariamente - soprattutto per i più - passa attraverso chissà quale consapevolezza intellettiva.

Abbiamo bisogno di vivere la Fede, nella maniera più rispondente possibile!
Non ci serve, affatto, raziocinare - pensare o riflettere - su ogni momento del nostro rivolgerci a Dio, ma soprattutto abbiamo bisogno di mezzi, di gesti e di comportamenti che ci aiutino a rivolgerci a Dio nella maniera più corretta, secondo la Sua Volontà, non secondo la nostra.
Mezzi, gesti e comportamenti che ci “lascino il segno”, dentro:
nella mente, nel cuore, nei nervi e nelle ossa, che ci richiamino, prepotentemente, al dovere ineludibile – inevitabile - di guardare oltre questo Mondo, che si sta avviando, purtroppo e da tanto tempo, sulla via della globalizzazione, del consumismo, dell’apostasia, del relativismo, del laicismo, dell’ecumenismo falso ed ipocrita…

Non ci rimane che sperare, con convinta Fede Cristiana, nella Carità Divina, senza la quale non siamo nient’altro che pura presunzione ed illusione umana:

“un puro... niente”.