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Articoli Religiosi Ma perché continuare a bestemmiare? - Padre Beppino CO'

MA PERCHÉ CONTINUARE A BESTEMMIARE?

 

In queste valli di Zeri (Massa Carrara – Toscana), dove il Signore mi ha chiamato a “coltivare” delle Anime, anche se qualche volta mi ritrovo ad “arare” dei campi pieni di pietre, abbiamo organizzato, il 2 Giugno di quest’anno (2003),

“1.a Marcia Nazionale contro la Bestemmia”

La marcia è riuscita… per quello che può esprimere il verbo “riuscire”; forse di meno, però… qui si continua, imperterriti, a bestemmiare.

Quando stavo preparando la marcia, una mia “pecorella” mi ha detto, e non scherzava affatto:
“Prete, io verrei volentieri alla marcia, ma se poi, dopo due chilometri, cedo alla fatica, sono sicuro che incomincio a bestemmiare. Allora… resto a casa”.

Ma perché continuare a bestemmiare?
Malgrado il rumore che abbiamo fatto con questa marcia, ho ricevuto l’apprezzamento di un unico Sacerdote e l’onore di un piccolo trafiletto su un Quotidiano Cattolico.
Se fosse stato un Concerto Rock…

Ho apprezzato molto, invece, la testimonianza di una signora, anche se mi ha fatto male al cuore, in cui c’era scritto:
“Mio marito ha bestemmiato per venti anni!
Sa quando ha smesso?
Quando è diventato Testimone di Geova!”.

Guarda un po’, qualche “miracolo”, adesso, lo fanno anche loro!

Ma perché, noi Preti, non prendiamo in seria considerazione questo Peccato tipicamente Cattolico e che è diventato quasi uno “sport”, un'espressione linguistica di larga diffusione, soprattutto nel “cattolicissimo” Veneto e nella “rossa” Toscana?
Perché noi Preti non abbiamo il coraggio, la fermezza, la coerenza con ciò che rappresentiamo quando, “grattando” un po’ nella coscienza di chi ci viene a parlare, sentiamo questa affermazione:
“Io non bestemmio mai… solo quando è proprio necessario!”.
Pensate un po’, quando mai è necessario bestemmiare e perché, poi!

Il Profeta Malachia, che in ebraico significa “il mio messaggero”, il dodicesimo dei Profeti Minori, che operò, profetizzando, tra il 480-430 a.C., anche in coincidenza con le perturbazioni seguite alla marcia di Neemia a Susa, circa venticinque secoli fa, con piena ragione, ebbe a dire:
“Ora, a voi, questo monito, o Sacerdoti.
Se non Mi ascolterete e non vi prenderete a cuore di dar Gloria al Mio Nome – dice il Signore degli Eserciti – manderò su di voi la maledizione e cambierò in maledizione le vostre benedizioni. Anzi, le ho già maledette, perché nessuno tra Voi se la prende a cuore” (Malachia 2, 1-2).

Parole dure, a quei tempi, ma necessarie, oggi, considerando l’evoluzione intellettuale e civile.

Mi chiedo perché qualche Prete ha “sgranato gli occhi”, quando ha letto:
“1.a Marcia Nazionale contro la Bestemmia”?

Come mai si bestemmia anche all’ombra del campanile, nelle squadre di calcio parrocchiali, all’Oratorio - che in lingua latina vuol dire: “luogo di Preghiera”?

Quasi ogni angolo di questa nostra Terra sta diventando, oggigiorno, un pulpito da cui echeggiano imprecazioni indirizzate alla “Sfera Celeste”.

Come mai, nelle Riunioni Pastorali, vengono programmate tante cose, purtroppo anche futili, e non si parla mai di questo fenomeno così diffuso?
Una battaglia persa, forse?…

Cera una volta, nel Calendario Liturgico, tra le tante Feste Cattoliche, anche quella del Santo Nome di Gesù.
È sparita... non si sa che fine ha fatto.
Peccato!
Perché, almeno in quel giorno, ci si ricordava di non bestemmiare... forse!

Ma perché continuare a bestemmiare?
Il bestemmiatore avesse, a dir poco, un briciolo di rispetto verso chi è disgustato per questa pessima sua abitudine, ma soprattutto verso chi è indirizzata!

Ecco, qui da me, a Zeri, puntualmente, su alcuni manifesti che annunciavano la “Marcia contro la Bestemmia”, qualcuno si è divertito a scrivere, con il pennarello, una bestemmia “personalizzata”, per dispetto o chissà per cosa gli girava nella mente.
Io. a cancellarla e… lui, a riscriverla.
Quando si dice ignoranza e cattiva educazione, questo è il caso più evidente che si possa esporre, senza ombra di dubbio.

Ricordo che, quando ero Missionario nel Senegal, le uniche bestemmie che udivo erano quelle di certi Italiani, che erano venuti ad insegnare “Educazione e Galateo” ai “Neri”, sotto il nome altisonante di “Cooperazione Italiana”.
A forza di stare con loro, qualche “Nero” ripeteva, in seguito, le stesse porcherie, pensando che fossero dei complimenti di cui farsi vanto!

In presenza di una persona che bestemmia, l’indifferenza o la rassegnazione sono le peggiori reazioni che un Cristiano possa mettere in atto.
Sappi, però, che questo comportamento è una colpa grave verso Dio, a cui, un giorno, dovrà renderne conto.

È rimasta famosa la frase che pronunciò il grande ciclista Gino Bartali, che era un ottimo Cattolico praticante, mentre saliva sul podio, dopo aver vinto una gara.
Sentì bestemmiare un suo ammiratore e, fissandolo dritto negli occhi, disse:
“Avrei preferito perdere questa gara, piuttosto che sentire questa bestemmia!”.

Cari Amici, lo so bene che non è la “Marcia contro la Bestemmia” o queste poche righe che possono scuotere o risolvere il problema in discussione!
Io ho buttato il mio sasso nello stagno della coscienza personale e collettiva, sperando almeno di aver risvegliato la mente di qualche Cristiano, assopito nella propria indifferenza.

Questo, per adesso, mi basta!

Padre Beppino CO’